Lettera aperta sul futuro della Città disegnato dal PAT

4 ago

Il 21 agosto scade il termine per presentare le osservazioni al PAT: non abbiamo mai nascosto la nostra contrarietà ad alcuni aspetti di questo piano, convinti che ogni singola iniziativa di una amministrazione debba tendere al miglioramento della vita dei propri cittadini e alla difesa dello stato sociale.

Questo PAT è figlio di una amministrazione che si è dimostrata più volte sorda alle richieste dei normali cittadini, una amministrazione che ha scelto di presentarlo in fretta e furia prima della scadenza del proprio mandato, decidendo così di eliminare buona parte della discussione democratica circa lo sviluppo di Castelfranco nel prossimo futuro.

Constatiamo con piacere, invece, la proroga data per la presentazione delle osservazioni.

Castelfranco rischia di essere logorata dal cemento: mentre numerosi edifici abbandonati, anche storici, stanno cadendo su loro stessi, si continua a prevedere un’urbanizzazione intensiva su quasi tutto il territorio comunale; si corre il rischio, nei prossimi anni, di essere testimoni di una cementificazione fatta in nome di una crescita demografica (che non è conseguente alle aspettative), e fatta sulla pelle di lavoratori e famiglie che rischiano di perdere il loro posto di lavoro.

Castelfranco non è indenne alla crisi finanziaria e industriale che sta logorando tutto il Paese, ne sono prova le crisi della Fervet, della Berco o della Castelgarden (per citarne alcune) e la lenta migrazione dei giovani e dei cassaintegrati verso i paesi limitrofi, dove affitti e servizi hanno costi più contenuti.

Questi aspetti sono stati sollevati dalla Relazione di Progetto, ma è evidente che le soluzioni trovate nella costruzione del PAT non vanno nella direzione di risolverli.

L’area industriale di Borgo Padova è in pieno centro, è chiaro che tale area, così vicina al centro storico, sia stata pensata a suo tempo senza prevedere lo sviluppo della città avvenuta nei decenni successivi; ma è altrettanto innegabile che l’interesse dell’amministratore deve prima di tutto essere quello di salvaguardare i posti di lavoro dei castellani

Quello a cui stiamo assistendo è invece il cambio di destinazione di un’area –da industriale a residenziale- in pieno centro (con una probabile moltiplicazione esponenziale del suo valore catastale) in una città dove non si trovano molte difficoltà a far sorgere nuovi plessi residenziali: il caso Fervet è chiuso, possiamo immaginare dei finali alternativi se solo non ci fosse stato un potenziale terreno residenziale in ballo?

Non abbiamo mai nascosto che scelte di questo tipo possono dare adito a speculazioni.

La priorità deve essere difendere l’occupazione.

E cosa ne guadagna la nostra città da una operazione tale? Davvero gli oneri  di urbanizzazione sono così importanti per il nostro comune, così tanto da abbandonare a loro stessi centinaia di lavoratori con le loro famiglie? Davvero Castelfranco ha ancora bisogno, ora e nel prossimo periodo, di nuovi alloggi?

La crescita demografica prevista nel PRG toccava le 50mila unità, ci è stato detto che le stime sono nel lungo termine e a livello potenziale, infatti Castelfranco supera di poco i 30mila abitanti ed è plausibile pensare che questo dato resti costante nei prossimi anni.

Il numero degli appartamenti sfitti, già prima della crisi, superava il migliaio; numerose nuove costruzioni, terminate anche da diversi anni, non sono state né vendute né affittate; i giovani e le famiglie in difficoltà abbandonano Castelfranco verso i comuni limitrofi: nonostante ciò la media degli affitti a Castelfranco, e dei costi degli immobili, è sensibilmente più alta rispetto alla media dei comuni della castellana in barba a tutte le leggi di domanda e offerta.

A fronte di queste osservazioni chiediamo al Sindaco Dussin, all’assessore all’urbanistica Filippetto e all’assessore alle attività produttive Gerolimetto di aprire un tavolo di confronto per discutere -anche con le associazioni di categoria e i sindacati- una profonda e seria modifica del PAT e di altre iniziative a difesa dell’occupazione e dei cittadini di Castelfranco. Riteniamo prioritario:

-          mantenere i presidi industriali di Borgo Padova;

-          al fine di evitare speculazioni, vincolare le aree industriali per almeno altri 15 anni nel caso di fallimento,  cessazione dell’attività o delocalizzazione;

-          fermare le concessioni per l’edilizia intensiva fino a quando non abbiano trovato mercato le costruzioni già completate;

-          sostenere i giovani e le famiglie in difficoltà attraverso affitti ad equo canone e contratti concertati;

-          prevedere dei tetti massimi per affitti e immobili nelle diverse aree di Castelfranco.

Simone Marconato

Portavoce Federazione della Sinistra

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4 Risposte to “Lettera aperta sul futuro della Città disegnato dal PAT”

  1. Lidia 5 agosto 2010 a 06:36 #

    mi pare va molto bene, hai argomentato in modo completo e articolato.
    non conosco molto bene la situazione di castelfranco ma ormai in provincia di tv i problemi sono purtroppo comuni e il territorio si assomiglia un po’ tutto.
    dappertutto vi sono manovre speculative vedi a vittorio area ex colussi, il parco papadopoli, l’area ex italcementi e ora la
    policarpo. le amministrazioni programmano solo per fare cassa senza pensare a futuro.
    a presto lidia

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  1. PAT, qualche novità? « Castelfranco a Sinistra! - 17 febbraio 2012

    [...] Sul PAT di Castelfranco avevamo già depositato delle osservazioni, e nel periodo precedente avevamo sollevato alcune questioni. [...]

  2. Sul PAT di Castelfranco, basta cemento ma che sia davvero | Comunisti Treviso - 17 febbraio 2012

    [...] Sul PAT di Castelfranco avevamo già depositato due osservazioni, e nel periodo precedente avevamo sollevato alcune questioni. [...]

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