Come Federazione della Sinistra abbiamo presentato due importanti osservazioni al PAT di Castelfranco.
Il Pat, presentato in fretta e furia dalla precedente amministrazione, è già stato criticato molto per le modalità poco partecipative con le quali è stato costruito; pensiamo che sia necessario un profondo e radicale cambiamento almeno su due punti:
- l’area industriale di Borgo Padova
- la superficie agricola trasformabile (a nostro avviso calcolata in modo non corretto) e il cemento
Su Borgo Padova si tratta di vincolare l’area, in modo da evitare speculazioni edilizie favorite anche dalla crisi: salvare e difendere l’occupazione nella nostra città deve essere uno dei primi obiettivi di una amministrazione, i casi ex-Fram e Fervet dovrebbero avere insegnato alla nostra città che non si può giocare sulla pelle dei lavoratori.
A Castelfranco non c’è bisogno di nuove case: già prima della crisi si contavano più di mille appartamenti sfitti, numerosi nuovi condomini sono tutt’ora vuoti e si continua a costruire sia in centro che nelle frazioni, e nonostante l’offerta ben più alta della domanda, i prezzi sono sensibilmente più alti della media della castellana. Chi deve comprare casa o andarsene in affitto, lo fa nei comuni limitrofi: perché si continua a concedere aree all’edilizia?
Riteniamo che Castelfranco sia a sufficienza soffocata dal cemento, e che si debba aprire un dibattito sulla questione abitativa partendo proprio dal PAT ridimensionando la superficie agricola trasformabile; la SAT si calcola come percentuale sulla SAU: 1,63% se il rapporto SAU/STC (la superficie totale comunale) è maggiore di 61,30%, 0,65% se il rapporto è minore.
Questa metodo permette di salvaguardare il territorio agricolo, infatti minore è la SAU, e il suo rapporto sulla superficie totale, minore sarà la superficie agricola trasformabile.
Nel PAT è stata utilizzata una SAU di 3246 ettari, 700 ettari in più rispetto ai 2549 dell’ultimo censimento. Anche se il dato ISTAT deve essere solo un riferimento, lo riteniamo più veritiero alla luce dell’andamento degli ultimi anni che vede la SAU diminuire costantemente.
In più l’indice di confronto usato è stato quello dei comuni collinari (45,40%) e non quello per i comuni di pianura 61,30%. Infatti questo indice varia a seconda che il comune sia collinare, montano o di pianura.
La superficie agricola calcolata utilizzando le variabili che noi riteniamo corrette è di 16,5 ettari e non di 42.
Noi riteniamo che, sia per le modalità con cui esso è stato presentato che nulla hanno a che vedere con la partecipazione della cittadinanza, sia per i contenuti votati alla cementificazione e alla delocalizzazione delle imprese, questo PAT vada stralciato e ricominciato daccapo attraverso la partecipazione popolare dei cittadini di Castelfranco Veneto, quartiere per quartiere, frazione per frazione.
Nel ritenere che il processo di questo PAT vada completamente “resettato”, abbiamo comunque presentato due macro osservazioni che esigiamo vengano accolte per salvaguardare l’occupazione, il diritto alla casa e il territorio rurale di questo paese. Non accogliere almeno queste osservazioni significherebbe aprire alla delocalizzazione e all’ulteriore cementificazione.
Continueremo a vigilare e come prossima azione presenteremo degli Ordini del Giorno attraverso una petizione popolare, chiedendo di attuare delle misure anticrisi forti e proponendo degli strumenti per migliorare le politiche abitative di Castelfranco.
Simone Marconato portavoce della Federazione della Sinistra