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Il federalismo fiscale della Lega Nord premia Comuni palazzinari e la speculazione edilizia

29 dic

Il senatore veneziano Marco Stradiotto, tra i rappresentanti del Pd nella Bicamerale, ha effettuato una proiezione statistica, riferita al progetto di federalismo fiscale municipale, calcolando la differenza tra i livelli degli attuali trasferimenti e il presunto gettito futuro.

Il provvedimento di “ federalismo fiscale municipale “, in discussione alla Commissione bicamerale, prevede la devoluzione, a favore delle amministrazioni comunali, della fiscalità immobiliare e del gettito derivante della nuova cedolare secca sugli affitti.

Cioè: dal 2011 i tradizionali trasferimenti ai Comuni non arriveranno più dai capitoli di spesa che il ministero dell’Interno riserva agli enti locali, ma da un nuovo fondo alimentato dalle imposte di registro, di bollo, dell’imposta ipotecaria e catastale, dei tributi catastali speciali, dell’Irpef relativa i redditi fondiari e della cedolare secca sugli affitti. Dalle proiezioni fatte , che anticipano la futura nuova tassa comunale  ( I.M.U. imposta municipale unica ), sembra emergere un significativo aumento delle entrate municipali a favore delle amministrazioni del Nord e in particolare della nostra regione.

(continua…)

I castellani cambiano città, chi cambia Castelfranco?

10 nov

La giunta Dussin ha la possibilità di dimostrarsi coraggiosa cambiando radicalmente il PAT.

Castelfranco vive un momento di profonda crisi: le attività produttive sono in difficoltà, la cassintegrazione è a livelli record, gli appartamenti sfitti aumentano di mese in mese, e i castellani lasciano la città per trovare soluzioni più economiche.

Il Piano di Assetto Territoriale può essere uno strumento che inverte questa tendenza: basta salvaguardare le aree industriale dalle speculazioni edilizie, ponendo dei vincoli alle stesse aree, e commisurare al reale fabbisogno le nuove aree residenziali. Negli ultimi anni infatti si è costruito tantissimo, e molti dei nuovi centri residenziali sono ancora vuoti.

Come Federazione della Sinistra abbiamo già depositato due osservazioni al PAT con l’intento di tutelare i lavoratori, i cittadini e l’ambiente, perché siamo convinti che il nuovo sviluppo di Castelfranco debba essere basato sul recupero dell’esistente e non su nuove colate di cemento, sul lavoro e la salvaguardia dei presidi produttivi e non sulle speculazioni edilizie; stiamo aspettando che la giunta si esprima a riguardo.

Ma non siamo fermi. Noi vogliamo cambiare Castelfranco, e vogliamo farlo attraverso tutti gli strumenti democratici a nostra disposizione, coinvolgendo la cittadinanza.

Ecco perché stiamo raccogliendo le firme per due petizioni popolari, vogliamo che il Consiglio Comunale discuta e prenda una chiara posizione su importanti argomenti come lavoro e casa.

La prima petizione riguarda il Lavoro: chiediamo all’amministrazione di Castelfranco di vincolare le aree industriali per almeno 15 anni, facendo in modo che nessuno possa costruire palazzine dove sorgeva un’azienda che ha delocalizzato; chiediamo inoltre in caso di delocalizzazione, di espropriare le aree dimesse attraverso una società pubblica appositamente costituita con lo scopo di riutilizzarle come stabilimenti produttivi; chiediamo che si inviti il Consiglio Regionale Veneto ad approvare nel più breve tempo possibile il Progetto di Legge Regionale presentato dal Consigliere Regionale Pettenò che impone alle aziende che delocalizzano la restituzione di tutti i contributi diretti e indiretti, ricevuti in passato dalla Regione stessa.

La seconda petizione riguarda la Casa: chiediamo di avviare uno studio sulla situazione abitativa di Castelfranco, sul numero di abitazioni esistenti, sul numero di quelle sfitte e sui flussi migratori del comune, istituendo un tavolo tecnico con il compito di mettere in campo tutte le azioni per vigilare e sui prezzi degli immobili e degli affitti, applicando anche misure di calmierazione dei prezzi come, ad esempio, i contratti concertati.

Sono queste le scelte coraggiose che possono fare di Castelfranco una città a misura di cittadino, e non terra di conquista per speculazioni e massimizzazione del profitto.

Simone Marconato

PAT: ecco perchè è da rifare!

6 set

Come Federazione della Sinistra abbiamo presentato due importanti osservazioni al PAT di Castelfranco.

Il Pat, presentato in fretta e furia dalla precedente amministrazione, è già stato criticato molto per le modalità poco partecipative con le quali è stato costruito; pensiamo che sia necessario un profondo e radicale cambiamento almeno su due punti:

-          l’area industriale di Borgo Padova

-          la superficie agricola trasformabile (a nostro avviso calcolata in modo non corretto) e il cemento

Su Borgo Padova si tratta di vincolare l’area, in modo da evitare speculazioni edilizie favorite anche dalla crisi: salvare e difendere l’occupazione nella nostra città deve essere uno dei primi obiettivi di una amministrazione, i casi  ex-Fram e Fervet dovrebbero avere insegnato alla nostra città che non si può giocare sulla pelle dei lavoratori.

A Castelfranco non c’è bisogno di nuove case: già prima della crisi si contavano più di mille appartamenti sfitti, numerosi nuovi condomini sono tutt’ora vuoti e si continua a costruire sia in centro che nelle frazioni, e nonostante l’offerta ben più alta della domanda, i prezzi sono sensibilmente più alti della media della castellana. Chi deve comprare casa o andarsene in affitto, lo fa nei comuni limitrofi: perché si continua a concedere aree all’edilizia?

Riteniamo che Castelfranco sia a sufficienza soffocata dal cemento, e che si debba aprire un dibattito sulla questione abitativa partendo proprio dal PAT ridimensionando la superficie agricola trasformabile; la SAT si calcola come percentuale sulla SAU: 1,63% se il rapporto SAU/STC (la superficie totale comunale) è maggiore di 61,30%, 0,65% se il rapporto è minore.

Questa metodo permette di salvaguardare il territorio agricolo, infatti minore è la SAU, e il suo rapporto sulla superficie totale, minore sarà la superficie agricola trasformabile.

Nel PAT è stata utilizzata una SAU di 3246 ettari, 700 ettari in più rispetto ai 2549 dell’ultimo censimento. Anche se il dato ISTAT deve essere solo un riferimento, lo riteniamo più veritiero alla luce dell’andamento degli ultimi anni che vede la SAU diminuire costantemente.

In più l’indice di confronto usato è stato quello dei comuni collinari (45,40%) e non quello per i comuni di pianura 61,30%. Infatti questo indice varia a seconda che il comune sia collinare, montano o di pianura.

La superficie agricola calcolata utilizzando le variabili che noi riteniamo corrette è di 16,5 ettari e non di 42.

Noi riteniamo che, sia per le modalità con cui esso è stato presentato che nulla hanno a che vedere con la partecipazione della cittadinanza, sia per i contenuti votati alla cementificazione e alla delocalizzazione delle imprese, questo PAT vada stralciato e ricominciato daccapo attraverso la partecipazione popolare dei cittadini di Castelfranco Veneto, quartiere per quartiere, frazione per frazione.

Nel ritenere che il processo di questo PAT vada completamente “resettato”, abbiamo comunque presentato due macro osservazioni che esigiamo vengano accolte per salvaguardare l’occupazione, il diritto alla casa e il territorio rurale di questo paese. Non accogliere almeno queste osservazioni significherebbe aprire alla delocalizzazione e all’ulteriore cementificazione.

Continueremo a vigilare e come prossima azione presenteremo degli Ordini del Giorno attraverso una petizione popolare, chiedendo di attuare delle misure anticrisi forti e proponendo degli strumenti per migliorare le politiche abitative di Castelfranco.

Simone Marconato  portavoce della Federazione della Sinistra

Lettera aperta sul futuro della Città disegnato dal PAT

4 ago

Il 21 agosto scade il termine per presentare le osservazioni al PAT: non abbiamo mai nascosto la nostra contrarietà ad alcuni aspetti di questo piano, convinti che ogni singola iniziativa di una amministrazione debba tendere al miglioramento della vita dei propri cittadini e alla difesa dello stato sociale.

Questo PAT è figlio di una amministrazione che si è dimostrata più volte sorda alle richieste dei normali cittadini, una amministrazione che ha scelto di presentarlo in fretta e furia prima della scadenza del proprio mandato, decidendo così di eliminare buona parte della discussione democratica circa lo sviluppo di Castelfranco nel prossimo futuro.

Constatiamo con piacere, invece, la proroga data per la presentazione delle osservazioni.

Castelfranco rischia di essere logorata dal cemento: mentre numerosi edifici abbandonati, anche storici, stanno cadendo su loro stessi, si continua a prevedere un’urbanizzazione intensiva su quasi tutto il territorio comunale; si corre il rischio, nei prossimi anni, di essere testimoni di una cementificazione fatta in nome di una crescita demografica (che non è conseguente alle aspettative), e fatta sulla pelle di lavoratori e famiglie che rischiano di perdere il loro posto di lavoro.

(continua…)

Requisire gli appartamenti tenuti sfitti da troppi anni? Si può fare

20 mar

Tra le nostre proposte per queste elezioni comunali una suona particolarmente forte: la requisizione degli appartamenti sfitti da troppi anni e il loro utilizzo da parte del comune ad affitti popolari.
Estremisti? Pericolosi bolscevichi? Non direi proprio, visto chi ci ha preceduto.
Partiamo dai fatti: a Castelfranco il costo medio dell’affitto e della casa sono altissimi e da tempo molti giovani fuggono dalla città natale per rifugiarsi nei comuni vicini.
Questo produce un fenomeno che a Castelfranco va avanti da molti anni ed è l’altissima concentrazione di appartamenti tenuti sfitti, difficili da quantificare ma che sono sicuramente superiori al migliaio.
Perché il costo della casa, nonostante ci sia richiesta e a maggior ragione durante un peridodo di forte crisi economica, non si abbassa?
La casistica dice che in Italia spesso gli appartamenti tenuti sfitti da troppi anni senza alcun intervento nascondono speculazioni edilizie o puro e semplice congelamento di capitali. Una attività che danneggia tutta la città quando comporta lo svuotamento da parte dei giovani e l’alterazione dei prezzi di mercato.
Il fatto è che Castelfranco ha bisogno di case a basso prezzo oltre alle tradizionali case popolari: alloggi che dei giovani (e non solo i giovani) che devono affrontare il mercato del lavoro di oggi, con bassi salari e precarietà, possano permettersi. Questa situazione sta danneggiando tutti noi.
Requisire gli appartamenti sfitti non significa per forza “esproprio” ma semplicemente sbloccarli e destinarli all’uso sociale.
Impossibile? Assolutamente no, anzi già fatto da altre amministrazioni.
Il caso più significiativo è quello del X Municipio di Roma, in cui nel 2006 il presidente Sandro Medici aveva requisito 15 appartamenti sfitti per assegnarlo a delle famiglie senza casa, oltretutto durante una “emergenza sfratti”.
Un provvedimento che aveva procurato non poche ire, fino ad essere portato in tribunale.
Ebbene nel settembre 2007 la Cassazione ha sentneziato: le amministrazioni locali hanno la piena legittimità di requisire le case sfitte (qui un articolo in merito).
Tra i precedenti “illustri” ecco la sorpresa, il sindaco di Firenze democristiano (di ferro) Giorgio La Pira negli anni ’60 affrontò la cosa in modo anche più deciso, requisendo numerosi appartamenti di privati per darli a famiglie sfrattate.
A Castelfranco l’emergenza casa esiste, sta causando problemi a tutta la crescita della città e il rapporto oscuro tra cementificazione selvaggia e crescita-zero (e anzi diminuzione) dei cittadini è una questione che non si può lasciare inevasa: abbiamo bisogno di questo provvedimento.

Alessandro Squizzato

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