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Borso, la centrale a biomasse “non s’ha da fare”

25 feb

Si chiude con una vittoria di larga misura la battaglia condotta dal comitato “Oasi San Daniele” che da mesi si opponeva a un impianto a biomasse che sarebbe stato alimentato con olio di colza.

L’impianto avrebbe dovuto sorgere nella oasi di San Daniele, un’area di pregio naturalistico situata tra i comuni di San Zenone degli Ezzelini e Borso del Grappa. Area gia individuata una decina d’anni fa come possibile sede di una discarica che venne però respinta con vigore proprio dallo stesso comitato che oggi ha respinto le biomasse.

Proprio l’amministrazione comunale di Borso del Grappa eletta nel 2009, con la complicità della precedente amministrazione, dava la “tacita autorizzazione” ai privati per costruire quattro motori di cogenerazione che avrebbero dovuto bruciare olio di colza importata da chissà dove.

Il sindaco di Borso, il leghista Fabbian, non si è opposto entro i tempi previsti alla domanda depositata dai costruttori, permettendo loro di fatto di iniziare i lavori. Lavori che però sono durati meno di quarantotto ore, a seguito della ferma opposizione del Consiglio Provinciale, fatto convocare d’urgenza su richiesta dei consiglieri di Federazione della Sinistra e Sinistra Ecologia e Libertà. A togliere le castagne dal fuoco è stato, però, il ricorso intentato dal Comune confinante di San Zenone, cui si è affiancata anche la Provincia. Ricorso vinto, con buona pace delle quattro aziende private in cerca di soldi facili a dispetto della salubrità dell’aria del Grappa e della bellissima oasi di San Daniele. Da parte sua, invece, l’amministrazione di Borso in costante e perenne ritardo, ha cercato di salire in extremis sul carro dei vincitori. Tentativo tanto inutile quanto imbarazzante: essa infatti è stata sconfitta su ogni terreno. A riprova di ciò, in particolare, la manifestazione svoltasi il primo sabato dello scorso luglio in cui 400 persone sotto il municipio di Borso chiedevano la testa del sindaco Fabbian.

La pietra miliare però è arrivata lo scorso febbraio, quando la Regione ha stanziato 49000 euro per la salvaguardia e la tutela paesaggistica dell’oasi di San Daniele. Esattamente quanto richiesto dalla Federazione della Sinistra in tutte le sedi istituzionali e durante quella partecipata manifestazione.

 

Enrico Baldin

La verità sulla FERVET, ecco il video

30 nov

Come annunciato, pubblichiam0 il video-denuncia per spiegare la verità sulla vicenda FERVET.

 

El leon che magna el paròn

18 nov

Siamo giunti, con questo, al terzo numero del Leon, -scaricabile qui- bollettino bimestrale della Federazione della Sinistra del comitato della castellana e pedemontana.

Per questo numero abbiamo deciso alcune piccole novità. Innanzitutto di aumentare il numero di copie stampate; questo ci costringe a uno sforzo maggiore nella distribuzione che è interamente volontaria, ma sarà uno sforzo che faremo con piacere perché attraverso questo strumento, abbiamo la possibilità di approfondire temi e tematiche trascurate dai grandi mezzi di comunicazione. Non nascondiamo l’orgoglio di avere avuto ottimi riscontri dopo aver cominciato la distribuzione del bollettino.

Un’altra cosa che potrete notare è che sotto la consueta testata “El leon” con il leone di San Marco che espone la falce e martello, abbiamo inserito una nota ironica per noi scontata ma, evidentemente, non per tutti. Abbiamo riportato “che magna el paron”. Questo parafrasando a modo nostro gli slogan e le iconografie leghiste: per combattere la Lega anche col sarcasmo oltre che con le azioni politiche che nella castellana e nella pedemontana mettiamo in campo di quotidianamente.

in questo numero:

I castellani cambiano città: le fabbriche delocalizzano, c’è sempre più cemento e gli appartamenti restano vuoti

Operazione verità: ecco come sono andate le cose alla FERVET

Cave di Vedelago: intervento di Fiorenza Morao, consigliere comunale di Primavera Civica

Piazza Giorgione è un parcheggio

Fascisti a Montebelluna: cosa è successo da Tocchetto

La scuola pubblica in Veneto: un rappresentante della consulta di Treviso spiega i tagli della Gelmini

16 ottobre: il racconto di due militanti della Federazione della Sinistra alla manifestazione della Fiom

Scuola pubblica veneta

18 nov

Chi era convinto che, nonostante la riforma Gelmini, la situazione della scuola pubblica del Veneto non sarebbe peggiorata ha dovuto ricredersi dopo appena due mesi dall’inizio del nuovo anno scolastico. Infatti i tagli hanno colpito duro; all’aumentare di 4500 studenti, le cattedre degli insegnanti hanno subito un taglio di 1633 posti, senza contare le migliaia di unità di personale ausiliario lasciate a casa.

I tagli condotti dal ministero, di 8 miliardi di euro a tutta l’istruzione pubblica(quella privata è sana e salva), sono stati istituzionalizzati anche dall’Ufficio scolastico regionale, che li ha declinati per provincia prevedendo una situazione particolarmente difficili per Padova e Treviso.

Ecco quindi che, in aule che possono contenere un numero limite di 25 studenti, ci ritroviamo con classi che superano le 30 persone. Ciò fa si che le strutture scolastiche siano insufficienti a svolgere normali lezioni, o a gestire la sicurezza degli studenti e dei loro insegnanti.

Dal punto di vista dell’edilizia possiamo anche vedere come le condizioni delle strutture didattiche non possano assolutamente migliorare, dato che ora che le risorse designate sono scarsissime e questo a fronte di difficoltà oggettive già da prima della riforma Gelmini.

Inoltre c’è stata una completa ricostruzione dei programmi, basti pensare per esempio, che nei programmi di psicologia e pedagogia del liceo delle scienze umane(ex socio-psciopedagogico) scompaiono Freud e Piaget per essere sostituiti da psicologi minori che spesso facevano parte del clero e che non rientrano in nessun programma di qualsiasi altro Stato europeo, oppure improvvisamente Marx, una delle colonne portanti della sociologia moderna, sparisce dai programmi di sociologia. E’ palese che questi tentativi di cancellazione storica appartengono ad un chiaro disegno ideologico e ad una visione pedagogica conservatrice e reazionaria.

Gli studenti e gli insegnanti continuano a scendere in piazza lanciando scioperi ed iniziative contro la distruzione della loro scuola.

Le scuole private registrano un aumento d’iscrizioni, questo è dovuto al massacro di tagli subìto dall’istruzione pubblica; per cui, molti cittadini preferiscono la qualità mantenuta dalle strutture private. A questo proposito c’è da dire però, che il calo di qualità registrato dalla scuola pubblica è dato dalla stessa riforma Gelmini e dai tagli di Tremonti, infatti da sempre nelle graduatorie l’istruzione pubblica garantisce una pedagogia più libera, democratica e di qualità decisamente superiore a quella degli istituti privati.

La nuova scuola è organizzata in modo tale da preparare più studenti possibili per il mondo del lavoro, ma con requisiti ricercati dalle aziende stesse e non dallo Stato o dalla normale logica della cultura e della formazione. Inoltre la scuola pubblica, con la nuova riforma potrà, richiedere finanziamenti privati alle imprese per sopravvivere. Quest’azione ha lo scopo di permettere l’entrata della logica del mercato e del guadagno perfino nei luoghi pedagogici e d’istruzione. Confindustria ringrazia e vaticano pure, visto che una grande quantità di scuole private sono cattoliche e che esse non vengono nemmeno lambite dai tagli.

La nostra scuola ha bisogno di inversione di tendenza radicale, per porre di nuovo la cultura al centro del sistema pedagogico estirpandone la visione di mercato, perfino qui in Veneto. Ripristinando ed aumentando gli 8 miliardi di euro tagliati, recuperandoli dalle spese della guerra in Afghanistan e dalla lotta all’evasione fiscale, garantendo la correttezza storica dei programmi, rilanciando la democrazia, la laicità e l’uguaglianza di fronte al sapere. Questa scuola dev’essere ostruita dagli studenti, dagli insegnati, dal personale ATA e da tutti i cittadini, strada per strada,piazza per piazza, classe per classe, ufficio per ufficio e scuola per scuola.

Fabio di Lisi

Consulta Studentesca di Treviso

Fervet: operazione verità

16 nov

Da giorni sui giornali rimbalzano racconti sulle vicende che hanno portato a una profonda crisi la storica Fervet. Sentiamo il dovere di ricostruire i fatti in modo oggettivo, per rispetto di tutti gli operai che hanno perso e stanno perdendo il loro lavoro.

Fervet accende mutui con le banche per acquistare il materiale per la realizzazione di 901 carrozze della commessa “Intercity PR 140” stipulata con Trenitalia che, immotivatamente, a novembre 2008 decide di fermare la commessa a 450 carrozze. Fervet si ritrova indebitata, coi magazzini pieni, e senza possibilità di riscuotere i crediti pattuiti con Trenitalia a cui fa causa. Gli operai entrano in cassa integrazione.

Ma non tutto sembra perduto: a dicembre 2009 infatti Fervet vince un appalto, ancora con Trenitalia, per la realizzazione di 350 carrozze doppio piano “Vivalto”, commessa da 50 milioni di euro. Fervet indebitata però non riesce a iniziare il lavoro perché nessuna banca le dà il denaro per acquistare il materiale per assolvere alla commessa che l’avrebbe risollevata.

Da parte nostra abbiamo fatto due interrogazioni in Consiglio Regionale e abbiamo fatto approvare in Consiglio Provinciale all’unanimità una mozione che impegnava Veneto Sviluppo (la finanziaria veneta partecipata dalla Regione e da 11 istituti di credito) a fornire il prestito necessario a Fervet per partire col lavoro. Ci sembrava una proposta ragionevole visto che la regione Sardegna ha prestato 6 milioni ad una concorrente di Fervet che versava nella stessa situazione. A giugno però la Giunta Regionale ci risponde che Veneto Sviluppo non fornirà alcun prestito a Fervet perché ritiene che quella commessa avrebbe indebitato ulteriormente Fervet. Bugia pazzesca, come se un’azienda andasse a prendere un appalto in perdita.

In questi giorni, coi 200 lavoratori che da marzo finiranno la cassa integrazione e passeranno in mobilità, e con 100 anni di storia castellana in liquidazione, ci siamo arrabbiati perché un signore che fa il parlamentare e il sindaco ha preso per i fondelli i lavoratori fingendo di fare il possibile per dare loro una mano.

Noi diciamo con forza che la Fervet poteva essere salvata, e che se è giunta a questo punto dei colpevoli ci sono, e li vogliamo elencare:

L’area industriale di Borgo Padova è a ridosso del centro storico e con questa scusa il PAT, varato in fretta e furia dalla giunta Gomierato, rafforza le decisioni del precedente PRG, deve diventare tutta area residenziale. Un po’come dire “Fervet vattene perché qui vogliamo fare palazzine”. Complimenti Gomierato, bell’idea!

Trenitalia non contenta del disastro di Viareggio, dei pendolari malserviti e di una rete ferroviaria veneta per metà vecchia e non elettrificata decide di investire solo nell’alta velocità. Ritirando la commessa a Fervet l’ha fatta stramazzare al suolo e per giunta se ne infischia di un servizio agli utenti: vergogna! E ovviamente su tutto ciò Lega e Pdl non hanno nulla da dire, nessuna critica.

Dussin dopo averci criticato per la soluzione “Veneto Sviluppo”, in questi giorni avrebbe contattato Sistemi Territoriali Spa per acquistare Fervet. Sistemi Territoriali Spa però è detenuta proprio da Veneto Sviluppo per il 99,83% delle sue quote e quindi ci sembra ovvio che non c’è trippa per gatti. Ma l’importante, per il sindaco parlamentare sembra sia andare sui giornali e fingere di essersi impegnato. Caro Dussin, i lavoratori non si prendono in giro!

Il governo ha elargito nella finanziaria 2008 soldi a pioggia per salvare le banche dalla crisi economica. Le banche però di fronte a Fervet si sono voltate dall’altra parte, e il governo non ha fatto nulla per richiamarle all’ordine.

I ministri veneti Sacconi e Zaia non hanno mai avviato una trattativa con Trenitalia, società statale, per fare in modo di far riprendere la commessa dell’Intercity. Piuttosto il governo ha preferito continuare, per mano del premier Berlusconi, a curare gli interessi della Ansaldo Breda, concorrente di Fervet e partecipata Finmeccanica, ben rappresentata nei viaggi del premier in Libia, Francia e Russia. Il pesce grosso mangia il pesce piccolo.

Enrico Baldin

1600 firma contro la cava a Vedelago

13 nov

La Federazione della Sinistra è pronta ad appoggiare la battaglia di Primavera Civica in tutte le sedi istituzionali

Le ditte escavatrici Telve Rigo s.r.l. e Superbeton s.p.a. hanno chiesto l’ampliamento di cava Baracche che si trova a nord della via Postumia Romana tra Vedelago e Fossalunga.

Le ditte chiedono di scavare una superficie di 500.000 metri quadrati, cioè 100 campi trevigiani per estrarre un volume di 5 milioni e mezzo di metri cubi di ghiaia che verrà trasportata con 200 camion al giorno.

Duecento camion in più al giorno che transiteranno per le già supertrafficate strade di Vedelago per i futuri 11 anni!!

Vedelago è il paese delle cave. Infatti nella parte sud del comune ci sono altre tre enormi bacini estrattivi: Camatta, Bonelle, Casacorba, in tutte si sta scavando sottofalda e si potrà continuare ancora per molti anni visto che i cavatori hanno ancora a disposizione 18 milioni di metri cubi autorizzati prima di vedere esaurite le loro cave.

Per impedire l’escavazione di quei 100 campi trevigiani di campagna coltivata, bellissima, vergine, senza alcuna casa o capannone nel mezzo sono state fatte alcune iniziative. Il Consiglio Comunale ha inviato alla Commissione Regionale di Impatto Ambientale una delibera di opposizione all’ampliamento. Anche moltissimi cittadini hanno inviato le loro osservazioni e poi si sono recati a Venezia per sostenerle durante la riunione di Inchiesta Pubblica tenutasi il 14 luglio 2010 presso la medesima Commissione.

Ma, non si sono fermati qui; hanno continuato la battaglia in difesa del loro territorio e della loro salute scrivendo, con il sostegno organizzativo del gruppo consiliare “Primavera Civica”, una lettera al Presidente della Regione Veneto Luca Zaia, invitandolo a venire a Vedelago per rendersi conto di persona dello scempio del loro territorio e di conseguenza a non concedere l’ampliamento richiesto dai cavatori. La lettera è stata firmata da più di 1600 cittadini di Vedelago e dei paesi limitrofi, che ora attendono fiduciosi che il Presidente Zaia, dia loro un appuntamento per potergli consegnare la petizione.

 

Fiorenza Morao

consigliere comunale di Vedelago di “Primavera Civica”

Picchiatori fascisti devastano un locale a Montebelluna

11 nov

La notte tra sabato 9 e domenica 10 ottobre, presso l’osteria “Tocchetto” di Montebelluna è avvenuto un fatto increscioso: un gruppo formato da una quindicina di giovani teste rasate si è avventato nel locale e, armato di catene spranghe e bastoni ha dato vita a un pestaggio ai danni di alcuni ragazzi intenti a consumare le loro bibite. Il parapiglia si è concluso con diversi feriti tra i ragazzi inermi e sorpresi da tanta violenza immotivata.Cinque hanno avuto bisogno di medicazioni al pronto soccorso di Montebelluna.

Quella sera l’osteria “Tocchetto” ospitava un raduno di giovani skaters, e in generale in questo locale si radunano giovani alternativi, probabilmente sgraditi alle teste rasate.

Il titolare dell’osteria è riuscito ad avvisare i carabinieri, sopraggiunti dopo un quarto d’ora. Al loro arrivo i picchiatori si sono dileguati anche se, nei giorni successivi grazie ai riconoscimenti sono state formalizzate 7 denunce e 16 riconoscimenti. Alcuni dei denunciati erano noti alle forze dell’ordine per episodi simili.

Il titolare del locale, sconvolto da tanta violenza ingiustificata e a sua volta minacciato e percosso, ha subito danni ingenti in primo luogo per la devastazione del locale, in secondo luogo perché nella settimana successiva un provvedimento del questore su indicazione della Digos ha imposto la chiusura per tre giorni del locale, in quanto si temevano nuovi raid da parte dei neofascisti.

Solidarietà agli avventori del locale ed al suo titolare sono arrivate dall’Anpi montebellunese e dai partiti politici.

A Montebelluna vi è una presenza cospicua di Forza Nuova, partito politico neofascista. Da diversi anni a Montebelluna si assiste a episodi oltre al limite della legalità: le minacce all’ex sindaco Puppato, un’auto data alle fiamme con dedica particolare all’Islam, i manifesti abusivi particolarmente evidenti e razzisti, le scritte sui muri, gli adesivi presenti in tutta la città e inneggianti a valori xenofobi, omofobi e razzisti.

Enrico Baldin

I castellani cambiano città, chi cambia Castelfranco?

10 nov

La giunta Dussin ha la possibilità di dimostrarsi coraggiosa cambiando radicalmente il PAT.

Castelfranco vive un momento di profonda crisi: le attività produttive sono in difficoltà, la cassintegrazione è a livelli record, gli appartamenti sfitti aumentano di mese in mese, e i castellani lasciano la città per trovare soluzioni più economiche.

Il Piano di Assetto Territoriale può essere uno strumento che inverte questa tendenza: basta salvaguardare le aree industriale dalle speculazioni edilizie, ponendo dei vincoli alle stesse aree, e commisurare al reale fabbisogno le nuove aree residenziali. Negli ultimi anni infatti si è costruito tantissimo, e molti dei nuovi centri residenziali sono ancora vuoti.

Come Federazione della Sinistra abbiamo già depositato due osservazioni al PAT con l’intento di tutelare i lavoratori, i cittadini e l’ambiente, perché siamo convinti che il nuovo sviluppo di Castelfranco debba essere basato sul recupero dell’esistente e non su nuove colate di cemento, sul lavoro e la salvaguardia dei presidi produttivi e non sulle speculazioni edilizie; stiamo aspettando che la giunta si esprima a riguardo.

Ma non siamo fermi. Noi vogliamo cambiare Castelfranco, e vogliamo farlo attraverso tutti gli strumenti democratici a nostra disposizione, coinvolgendo la cittadinanza.

Ecco perché stiamo raccogliendo le firme per due petizioni popolari, vogliamo che il Consiglio Comunale discuta e prenda una chiara posizione su importanti argomenti come lavoro e casa.

La prima petizione riguarda il Lavoro: chiediamo all’amministrazione di Castelfranco di vincolare le aree industriali per almeno 15 anni, facendo in modo che nessuno possa costruire palazzine dove sorgeva un’azienda che ha delocalizzato; chiediamo inoltre in caso di delocalizzazione, di espropriare le aree dimesse attraverso una società pubblica appositamente costituita con lo scopo di riutilizzarle come stabilimenti produttivi; chiediamo che si inviti il Consiglio Regionale Veneto ad approvare nel più breve tempo possibile il Progetto di Legge Regionale presentato dal Consigliere Regionale Pettenò che impone alle aziende che delocalizzano la restituzione di tutti i contributi diretti e indiretti, ricevuti in passato dalla Regione stessa.

La seconda petizione riguarda la Casa: chiediamo di avviare uno studio sulla situazione abitativa di Castelfranco, sul numero di abitazioni esistenti, sul numero di quelle sfitte e sui flussi migratori del comune, istituendo un tavolo tecnico con il compito di mettere in campo tutte le azioni per vigilare e sui prezzi degli immobili e degli affitti, applicando anche misure di calmierazione dei prezzi come, ad esempio, i contratti concertati.

Sono queste le scelte coraggiose che possono fare di Castelfranco una città a misura di cittadino, e non terra di conquista per speculazioni e massimizzazione del profitto.

Simone Marconato

Piazza Giorgione è un parcheggio

9 nov

Il punto privilegiato per godersi le mura, una delle pazze medievali più suggestive d’Italia, ogni giorno è soffocato dalle macchine.

A nulla sono servite le iniziative di privati cittadini e di associazioni che chiedevano di chiudere la piazza al traffico, almeno nei giorni festivi; il sindaco Dussin in un confronto pubblico si è già espresso a riguardo affermando che, se non ci sono delle iniziative (come la sagra del radicchio o il festivalshow), la piazza può restare così com’è.

E’ evidente che serva una svolta radicale: non è possibile lasciare soffocare i monumenti storici di Castelfranco che, anno dopo anno, si degradano a causa del traffico. Vivere la propria città vuol dire poter sfruttare dal punto di vista paesaggistico, storico e culturale ogni risorsa che ci viene data, e non sfruttarla dal punto di vista immobiliare: chiudere Piazza Giorgione al traffico significherebbe avere un punto di forza in più a livello turistico e ambientale, fare della piazza una meta culturale, uno spazio da riempire e non solo un parcheggio scambiatore.

Quanto ne guadagnerebbe in immagine Castelfranco? Quanto ne guadagnerebbero i polmoni di tutti noi che amiamo la nostra città?

Vengono sollevati due problemi alla chiusura della piazza: dove si mettono le macchine e come si fa a riempire lo spazio.

Chiudere la piazza è una scelta strategica per il ridisegno del centro storico. Una volta stabilità l’opportunità e la logica di questo atto, si riesce facilmente a trovare le soluzioni: potenziare i parcheggi periferici, disegnare dei percorsi pedonali per raggiungere il centro, avviare un servizio di tram dalle frazioni al centro, sono tutti atti che servono a lasciare le auto distanti dalle mura.

Avere la piazza libera è un potenziale anche dal punto di vista economico: infatti, per riempirla, basta coinvolgere le associazioni degli agricoltori della castellana e dare vita a un mercato ortofrutticolo a chilometri zero.

Simone Marconato

Il 16 ottobre della FIOM

20 ott

Il 16 ottobre la Fiom ha dato appuntamento a tutti i suoi iscritti a Roma, alla grande manifestazione nazionale, da loro indetta, contro i provvedimenti di questo governo che hanno colpito, e colpiscono  tutt’ora, i lavoratori le classi sociali più deboli.

La FIOM-CGIL della provincia di Treviso ha organizzato diverse corriere da tutta la provincia per Roma; tre di queste sono state messe a disposizione dal sindacato per la zona di Castelfranco Veneto e Montebelluna.

 

Arrivati a Roma, già all’ingresso in metropolitana, nonostante la rabbia che ha spinto tanti lavoratori a manifestare, si poteva respirare un clima civile e pacifico che Maroni e Berlusconi di certo non si sarebbero augurati.

 

Noi, partiti da Piazza della Repubblica, ad un certo punto dato che il tempo stringeva,  abbiamo preferito arrivare a Piazza San Giovanni percorrendo tutto il corteo. Ci siamo subito resi conto che la manifestazione era quello che noi e, quasi sicuramente  la gran parte delle persone che erano lì,  si sarebbero aspettate: un gran ritrovo di tutte le forze della sinistra sotto ormai l’ unico baluardo in grado di reggere e di rispondere allo strapotere del governo e di alcune parti sociali sue complici. Erano infatti presenti, movimenti ( movimento per l’ acqua pubblica, no tav, no dal molin, e molti altri) ,  UdS e Link  ( Coordinamento Universitario)  e, ovviamente, tanti operai: in testa al corteo i lavoratori FIAT di Pomigliano.

Tra i partiti del centro sinistra si è potuto notare, anzi non notare, un grande assente: il PD, mancando, anche in questa occasione, di farsi portavoce di quei bisogni che ormai da troppo tempo, il popolo del centro- sinistra, chiede a gran voce: diritti, lavoro sicuro ed istruzione pubblica  di qualità.

Fortunatamente altri partiti, seppur minori, hanno cercato di far proprie queste richieste ed hanno partecipato alla manifestazione. Durante il nostro percorso lungo tutto il corteo, abbiamo notato la presenza dei simboli di Sel (non così massiccia come ce lo saremmo aspettato, visto l’ attuale fenomeno Vendola) un piccolo manipolo dell’ Italia dei Valori capeggiato da Di Pietro, e tante, di sicuro le più numerose dopo quelle della FIOM, bandiere ed i simboli della Federazione delle Sinistra.

Questo ci ha fatto molto riflettere. Il popolo della manifestazione ci ha fatto capire e ha fatto capire all’ Italia -quella non raccontata dai TG- la voglia e l’ importanza di una forza politica di sinistra ed il più possibile unita, in grado di ascoltare ed interpretare la voce di questo popolo che la destra non può rappresentare e che altri partiti del centro-sinistra hanno preferito non riconoscere più.

Per questo, ringraziamo la FIOM-CGIL ed i suoi iscritti per aver portato al centro dell’attenzione, i grandi temi dei diritti, del lavoro e della scuola e, in secondo luogo, di aver dato l’opportunità alla sinistra di presentarsi unita di fronte a queste questioni.

Ci auguriamo che si prosegua in altre iniziative di questo tipo affinché questo appello lanciato dai  lavoratori, studenti e movimenti non cada nel vuoto e, come ha detto Landini dal Palco di Piazza San Giovanni, se necessario servirsi dello strumento più efficacie che i lavoratori hanno a loro disposizione: lo sciopero generale.

Due militanti della Federazione della Sinistra

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