L’unità dei giovani è cosa fatta: nasce il soggetto generazionale per riprenderci il futuro

9 giu

Sabato 4 e domenica 5 giugno a Roma si è tenuta la prima assemblea di Alternativa Ribelle – RibAlta, l’associazione politica che a partire dai giovani di Comunisti Italiani e Rifondazione cercherà di riunire una generazione di ragazzi e ragazze di sinistra.
Nei due giorni di lavori ho visto lo spirito giusto, la voglia di mettere da parte le questioni legate all’appartenenza a diverse organizzazioni, la FGCI e i GC, molto simili ma anche con tante diversità, e di lavorare su una agenda comune che punti ad aprire la nostra azione politica alle spinte sociali per il progresso e la difesa dei diritti.

I 4 workshop tematici hanno visto una discussione diretta ai contenuti, di alto livello, radicata nell’esperienza maturata negli ultimi anni di mobilitazioni all’interno dei movimenti della scuola e dell’università, del sindacato, delle mobilitazioni delle donne  e dei “GLBTQI”, giungendo in generale a una buona sintesi su alcune proposte d’azione comune.

È stato approvato il comitato promotore nazionale, composto oltre che dal sottoscritto da Flavio Arzarello, Anna Belligero, Filippo Cannizzo, Gian Piero Cesario, Francesco D’Agresta, Alessia Di Donato, Diletta Gasparo, Lorenzo Lupoli, Luca Panicucci, Antonio Perillo, Angela Rosa Sinisi, Valerio Todeschini. Il compito di questo organismo sarà favorire la costruzione dell’associazione sul aiutando la nascita dei circoli territoriali per arrivare tra un anno al congresso vero e proprio.

Buon lavoro a tutti
Alessandro Squizzato

MANIFESTO POLITICO DI ALTERNATIVA RIBELLE – RIBALTA

Per la prima volta dalla nascita della Repubblica le nuove generazioni hanno prospettive ed aspettative peggiori di quelle precedenti.
Dopo la fase espansiva dei diritti e del benessere del secondo dopoguerra siamo ormai da anni entrati in una fase regressiva.
Il capitalismo ha portato a termine la sua rivoluzione passiva, imponendo un’ideologia che ha progressivamente scardinato le “grandi narrazioni” popolari e democratiche del Novecento e imposto una cultura dell’individualismo e dell’egoismo che ha accompagnato i processi di parcellizzazione del ciclo produttivo e di frantumazione del movimento delle lavoratrici e dei lavoratori.

I diritti sociali conquistati in anni di lotte e che sembravano ormai acquisiti vengono gradualmente smantellati: non abbiamo alcuna certezza di poter ottenere un’istruzione di qualità, un lavoro appagante e non precario, un salario dignitoso, l’accesso a forme di welfare e alla garanzia di una pensione.
La precarietà, raccontata come flessibilità a partire dagli anni ’90, ha invaso ogni aspetto della vita, non solo nel mondo del lavoro. È ciò che segna la nostra generazione e la contraddistingue, la  rende quasi “unica”. L’aggregazione e l’organizzazione delle soggettività sono pratiche sempre più rare, perché a questa generazione precaria viene prospettato un orizzonte meramente individuale, in cui le generazioni e i lavoratori vengono costretti ad un conflitto fra loro che ci profilano come insanabile ed inevitabile. Continue reading 

Crisi alla Ggp, Lega sott’accusa «Non ha fatto nulla contro l’esodo»

24 mag

Da La Tribuna di Treviso di oggi 21/05/11

Squizzato al Carroccio: legge antidelocalizzaione ferma da due anni

Crisi alla Ggp, Lega sott’accusa «Non ha fatto nulla contro l’esodo»

CASTELFRANCO. Ggp, bufera sulla Lega. Dopo la manifestazione di giovedì con sit-in dei 600 dipendenti dell’azienda sotto l’ufficio dell’amministratore delegato Georg Metz, la partita si sposta sul piano politico. La sinistra accusa la Lega: non ha fatto nulla per contrastare la delocalizzazione e tutelare la produzione in Veneto. «Per fermare l’emorragia occupazionale della nostra zona, la Lega approvi la legge regionali contro le delocalizzazioni che sosteniamo ormai da due anni e che impone per le aziende che delocalizzano la restituzione delle sovvenzioni pubbliche dirette e indirette ricevute fino a quel momento – attacca Alessandro Squizzato della Federazione della sinistra – Sono moltissimi i casi simili alla Ggp nel nostro paese. Mentre negli altri stati europei come la Germania si adottano misure a difesa dell’occupazione contro la concorrenza estera, da noi il governo, Lega in testa, lascia la porta aperta alla fuga delle aziende e non tutela gli investimenti sul suolo italiano». Per Squizzato, si stanno scontando gli effetti dell’assenza della politica e della mancanza di un progetto industriale per il nostro paese della classe amministratrice veneta e nazionale. «La Cgil – continua – ha fatto bene a non firmare nel 2009 la deroga al contratto nazionale, momento in cui un diritto dei lavoratori è stato dato via per nulla. Il retropensiero di Sacconi è che per salvarsi l’Italia dovrebbe abbassare la qualità della vita, che i lavoratori nel nostro paese dovrebbero iniziare a prendere come i lavoratori slovacchi o serbi e rinunciare ai diritti. E tutto questo per salvare una classe dirigente inadeguata e i fatturati delle imprese dai loro errori?». (d.q.)

Presidio alla GGP di Castelfranco Veneto

19 mag

Adesione altissima al presidio dei sindacati davanti ai cancelli della GGP di Castelfranco stamattina. In attesa del 30 maggio, primo vero incontro di trattativa con l’azienda, un segnale di compattezza e attenzione.
Seguiremo il caso e ci impegneremo da subito perché sia mantenuta da media e politica la massima attenzione perché sui destini dei 160 lavoratori (e forse altri 70) coinvolti dai licenziamenti non si facciano speculazioni e le solite furbate.

Alessandro Squizzato

Spettro chiusura: la GGP parla ancora dell’Italia

18 mag

Il 28 aprile il quotidiano economico slovacco Hospodarske Noviny ospita l’annuncio “trionfale” di Elena Storari, della direzione della GGP Italy di Castelfranco Veneto dell’aumento della produzione dello stabilimento di Poprad, con relative 100 assunzioni e potenziamento delle teconologie.  (qui maggiori dettagli)

In questi ultimi giorni da Tribuna e Gazzettino apprendiamo l’altra notizia, consequenziale. 160 licenziamenti previsti per settembre e altri 70 tra 2012 e 2013 nello stabilimento castellano.

Dopo la forzatura fatta dall’azienda nel 2009 (di cui aveva parlato anche Anno Zero e su cui avevo scritto qui su Uncastellano) che impose la deroga al contratto nazionale per lasciare a casa i terministi, con il ricatto della delocalizzazione come mannaia per tutti; dopo le tensioni, i sacrifici di tutti i lavoratori imposti dalla dirigenza come condizioni necessarie per salvare mantenere la GGP a Castelfranco, ora si profilano i tagli e lo spettro della chiusura.

Infatti il timore, che spero possa venire smentito dai successivi incontri tra azienda e sindacati, è che questi tagli, già pesantissimi, inaccettabili per i 230 lavoratori coinvolti, 230 famiglie, preludano all’intenzione di lasciare a casa un po’ alla volta i restanti lavoratori a termine e spostare tutta la manodopera all’estero, tenendo solo la dirigenza in Italia.

La questione è certamente delicata, la concorrenza cinese mette in difficoltà il settore, ma la situazione di oggi quanto meno costituisce la prova del nove che la CGIL nel 2009 aveva fatto bene a non firmare. Seguiremo con attenzione e attivamente gli sviluppi ma questa situazione è un caso esemplare che ci parla di dove sta andando il mondo del lavoro del nostro paese.

Sono moltissimi i casi del genere in Italia, proliferati negli anni della crisi. Prima si fanno gli strappi con la CGIL in violazione dei contratti nazionali e della Costituzione, poi si trasformano gli “una tantum” in regola (ricordate Pomigliono e Mirafiori? e ancora prima proprio la GGP) e infine si delocalizza, impunemente.

Il retropensiero di Sacconi è che per reggere la distribuzione internazionale del lavoro l’Italia dovrebbe abbassare la propria qualità della vita, che i lavoratori nel nostro paese dovrebbero iniziare a confrontarsi con i lavoratori slovacchi o serbi e rinunciare ai loro diritti. E tutto questo per salvare una classe dirigente inadeguata e i fatturati delle imprese dai loro errori?

È questo il futuro che stanno preparando a noi giovani.

Un’Italia che è ultima nella classifica internazionale dei brevetti dopo aver avuto una storia ai vertici di questa graduatoria. L’anno scorso retrocessa al 48° posto tra i paesi “tecnologizzati” nel Global Information Technology Report del World Economic Forum, dopo GIordania e Porto Rico, Ungheria e Thailandia.

Un paese più povero, con meno posti di lavoro e molto molto peggiori, per metterci nelle condizioni di fare concorrenza al ribasso all’est mentre Germania, Francia e il resto dei paesi avanzati adottano misure di tutela alla loro occupazione interna, investono sulla ricerca e la qualità dei prodotti.

Possiamo accettare il ricatto tra delocalizzazioni selvagge o depauperamento? Pensiamo di poter reggere questa prospettiva?
O non sarebbe quanto meno il caso di opporci, senza i soliti “se e ma” ogni volta che la classe imprenditoriale viene meno alle proprie responsabilità socaili sancite dalla Costituzione, chedere che siano anche i soliti privilegiati a pagare le crisi e le difficoltà del mercato. Dopotutto si chiama “rischio” d’impresa per un motivo.

Chiedere all’opposizione politica di assumere un serio programma di alternativa che parli di ricerca, di sviluppo teconoligico, di industria di qualità, come fanno gli altri paesi un tempo nostri pari, energie che ci sono (pensiamo all’industria dei pannelli solari…a cui hanno tolto gli incentivi) anziché restare osservatori passivi di un declino che pagheranno le nuove generazioni.

(pubblicato su www.uncastellanomidisse.it)

Alessandro Squizzato

Difendere l’Unità d’Italia

17 mar

È triste prendere atto di come la Lega in ogni occasione utile si nasconda dietro a motivazioni burocratiche per scagliarsi contro l’Unità d’Italia.
Noi abbiamo esposto il Tricolore e chiediamo a tutti di fare altrettanto.

Difendere l’Unità d’Italia vuol dire difendere l’idea di pari diritti per tutti i cittadini in tutto il territorio nazionale, non è solo una sterile celebrazione.

Unità d’Italia significa anche Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, stessa qualità dell’acqua pubblica, della sanità, della scuola.

Dobbiamo essere in prima linea a difendere i diritti dei lavoratori contro gli attacchi distruttivi degli industriali miopi; dobbiamo difenfere il diritto all’acqua pubblica, per tutti, in tutto il territorio; non si può mettere in discussione il diritto alla salute, dando adito a differenziazioni nel Servizio Sanitario Nazionale e scegliendo di ritornare al nucleare; il Diritto allo Studio non può essere inteso come il privilegio di pochi.

Ecco perchè difendiamo l’Unità d’Italia.

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Quanto ci costa (davvero) l’energia dell’atomo

16 mar

di Giorgio Nebbia

Tutti vivi a Fukushima. Ricalco il titolo di un celebre libro di Dario Paccino, “Tutti vivi ad Harrisburg”, scritto dopo l’incidente alla centrale nucleare americana di Three Mile Island, vicino Harrisburg, appunto, in Pennsylvania. Anche allora, come oggi in Giappone, si ebbe un’interruzione del flusso di acqua che “deve” raffreddare continuamente il nocciolo di un reattore, quell’insieme di tubi in cui avviene la fissione dell’uranio (e del plutonio) con liberazione del calore. Se cessa il riscaldamento, anche se la reazione di fissione nucleare viene interrotta, gli elementi radioattivi all’interno dei tubi del “combustibile” continuano a liberare calore che può provocare l’idrolisi dell’acqua con formazione di idrogeno, quello che si è incendiato e ha provocato la (o le) esplosioni degli edifici delle centrali giapponesi. Non si può dire oggi quante persone siano state contaminate dalla radioattività, quante siano morte o moriranno per esposizione alle radiazioni. Di certo gli incidenti giapponesi hanno provocato l’interruzione della distribuzione dell’elettricità in vaste parti del paese che tanto aveva puntato, per soddisfare la fame elettrica delle sue fabbriche e città e metropolitane, su 55 centrali nucleari, a drammatica riprova della fragilità di questa tecnologia.
L’incidente ai reattori di Fukushima è il terzo importante nella storia dell’energia nucleare commerciale, lunga circa 14.000 anni-reattore (il numero dei reattori in funzione moltiplicato per gli anni di funzionamento di ciascuno): un incidente ogni circa 4.500 anni-reattore, un incidente in media ogni dieci anni quando sono in funzione, come oggi nel mondo, circa 450 reattori; una probabilità di incidenti molto maggiore di quella assicurata dai solerti venditori di centrali nucleari.
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UNITÀ D’ITALIA, A CASTELFRANCO VIETATO IL TRICOLORE

10 mar

articolo pubblicato il 10 marzo su oggitrvisto.it

 

Il Comitato frazionale di Salvatronda aveva richiesto di esporlo dal 17 marzo, ma il Comune ha negato il permesso

CASTELFRANCO – Negato il Tricolore per i festeggiamenti dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Succede a Castelfranco. Il Comitato frazionale di Salvatronda aveva richiesto al Comune guidato dal sindaco leghista Luciano Dussin di poter esporre la bandiera italiana all’esterno dell’auditorium del paese “Graziotto”. L’idea era di lasciarla a partire dal 17 marzo (in cui è in programma una rievocazione storica dal titolo “L’Italia s’è desta! Storie e canti sul risorgimento dei Castellani”, a cura di Carlo Simioni) e fino al 31 dicembre.

Ma dal Comune, alla richiesta formale presentata dal Comitato, è giunta una risposta negativa. «Si informa – recita la risposta a firma del dirigente del Settore Tecnico del Comune Agostino Battaglia (in allegato) – che la normativa vigente in materia sull’uso della bandiera prevede la sua esposizione all’esterno di edifici dove hanno sede centrale gli organismi di diritto pubblico. Nell’elenco degli edifici non rientra il fabbricato comunale in oggetto».

In sostanza l’edificio non sarebbe idoneo per l’esposizione del Tricolore, stando a quanto si capisce dalla nota. Anche se, essendoci di mezzo la Lega, già in tanti pensano che il niet sia arrivato per altri motivi.

«Quando abbiamo visto che hanno risposto negativamente alla nostra richiesta ne abbiamo preso atto e ci siamo adeguati – afferma il referente Vincenzo Pelloia, anche se l’aria è quella di chi vorrebbe dire ben altro – Non ci va di fare polemiche, ognuno tragga le proprie conclusioni».

Il Partito Democratico ha già fatto la sua dichiarazione di guerra e si dice pronto a convocare un Consiglio comunale straordinario sul tema se non ci sarà un passo indietro da parte dell’Amministrazione. «È un atto del tutto arbitrario dell’Amministrazione – attacca il capogruppo del Pd Sebastiano Sartoretto – e peraltro il sindaco non può nascondersi dietro ad una risposta del segretario comunale. Si nasconde dietro al linguaggio burocratese, invece sarebbe giusto dicessero come stanno le cose: non sono d’accordo con le celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia».

«La politica si deve fare a viso aperto – incalza – e devono dire apertamente se non sono d’accordo con l’esposizione della bandiera: si assumano la responsabilità delle loro azioni. La questione è politica, le leggi non c’entrano. Stanno impedendo a dei cittadini di manifestare il loro pensiero come in un regime – dice ancora – Se non provvederanno a breve a revocare il divieto, noi convocheremo un Consiglio comunale su questo argomento. Vogliamo che si sappia come l’Amministrazione si comporta coi propri cittadini».

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Crisi aziendali per Gb Group e Traffic Project

1 mar

La crisi non ha sosta: lo si nota dai numeri relativi alla CIGS e alla disoccupazione, recentemente resi noti. Ma i numeri rendono poco l’idea se non si vive direttamente il disagio di perdere il proprio lavoro o di vedersi lo stipendio ridotto.

Lo sanno bene i dipendenti di due aziende della pedemontana: la Traffic Project di Cavaso del Tomba, e la Gb Group di Fonte Alto. Entrambe le aziende si occupano di segnaletica stradale verticale ed orizzontale. Contano complessivamente oltre quaranta dipendenti. Attualmente nessuno di questi lavoratori si reca a lavoro. Tutti i lavoratori infatti sono in cassa integrazione: la Traffic Project per prima ha messo i suoi dipendenti in CIGS per un anno, a partire da ottobre 2010. Stessa sorte per l’azienda di Fonte che a partire dal 31 gennaio ha iniziato a fruire per un anno dello stesso ammortizzatore sociale a seguito di un crollo del fatturato 2010 di oltre il 30% rispetto all’anno precedente. La crisi del settore è grave, e col passar del tempo ha gambizzato queste realtà lavorative piccole ma pur importanti per l’economia della pedemontana e per diverse famiglie che ora sono in grave difficoltà.

La crisi del settore della segnaletica stradale ha ben poco a che fare con la crisi dei mercati finanziari. E’ una crisi che nasce da un momento di seria difficoltà che, da alcuni anni a questa parte, colpisce gli enti locali che sono di fatto gli unici committenti per le aziende come la Gb Group e la Traffic Project.

La riduzione dei trasferimenti statali a Comuni, Provincie e Regioni, l’odioso patto di stabilità cui devono far fronte i Comuni, l’abolizione non compensata dell’ICI sulla prima casa, hanno imposto da qualche anno a questa parte una riduzione della spesa degli enti locali che taglieggiano un po’su tutto: sui servizi sociali, sull’edilizia sociale, ma anche sulla sicurezza stradale.

Alla faccia del federalismo.

 

Enrico Baldin

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Borso, la centrale a biomasse “non s’ha da fare”

25 feb

Si chiude con una vittoria di larga misura la battaglia condotta dal comitato “Oasi San Daniele” che da mesi si opponeva a un impianto a biomasse che sarebbe stato alimentato con olio di colza.

L’impianto avrebbe dovuto sorgere nella oasi di San Daniele, un’area di pregio naturalistico situata tra i comuni di San Zenone degli Ezzelini e Borso del Grappa. Area gia individuata una decina d’anni fa come possibile sede di una discarica che venne però respinta con vigore proprio dallo stesso comitato che oggi ha respinto le biomasse.

Proprio l’amministrazione comunale di Borso del Grappa eletta nel 2009, con la complicità della precedente amministrazione, dava la “tacita autorizzazione” ai privati per costruire quattro motori di cogenerazione che avrebbero dovuto bruciare olio di colza importata da chissà dove.

Il sindaco di Borso, il leghista Fabbian, non si è opposto entro i tempi previsti alla domanda depositata dai costruttori, permettendo loro di fatto di iniziare i lavori. Lavori che però sono durati meno di quarantotto ore, a seguito della ferma opposizione del Consiglio Provinciale, fatto convocare d’urgenza su richiesta dei consiglieri di Federazione della Sinistra e Sinistra Ecologia e Libertà. A togliere le castagne dal fuoco è stato, però, il ricorso intentato dal Comune confinante di San Zenone, cui si è affiancata anche la Provincia. Ricorso vinto, con buona pace delle quattro aziende private in cerca di soldi facili a dispetto della salubrità dell’aria del Grappa e della bellissima oasi di San Daniele. Da parte sua, invece, l’amministrazione di Borso in costante e perenne ritardo, ha cercato di salire in extremis sul carro dei vincitori. Tentativo tanto inutile quanto imbarazzante: essa infatti è stata sconfitta su ogni terreno. A riprova di ciò, in particolare, la manifestazione svoltasi il primo sabato dello scorso luglio in cui 400 persone sotto il municipio di Borso chiedevano la testa del sindaco Fabbian.

La pietra miliare però è arrivata lo scorso febbraio, quando la Regione ha stanziato 49000 euro per la salvaguardia e la tutela paesaggistica dell’oasi di San Daniele. Esattamente quanto richiesto dalla Federazione della Sinistra in tutte le sedi istituzionali e durante quella partecipata manifestazione.

 

Enrico Baldin

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Rifiuti abbandonati

12 feb

La foto è stata scattata nel nuovo parcheggio vicino allo stadio di Castelfranco.

Ci è stato segnalato che già da qualche giorno giace indisturbato un cumulo di immondizia, che si è pure un po’ ingrossato.

Scoasse in pieno centro ad accogliere i castellani e i turisti, potenzialmente pericolose per l’aria e la salute.

Ci stupiamo di come un’amministrazione leghista, partito che fa un gran parlare di decoro urbano (ricordiamo la crociata contro le panchine pubbliche a Treviso…) non intervenga tempestivamente a risolvere la situazione.

Forse il nostro onorevole sindaco, che si divide tra Roma e Castelfranco, dovrebbe farsi distrarre meno dal salvare il governo che affonda negli scandali sessuali e occuparsi anche un po’ della spazzatura – certo minore e meno grave – della nostra città.

Dal canto nostro cerchiamo di dare una mano e gli giriamo la segnalazione.

 

Simone Marconato, Comunisti Italiani – Federazione della Sinistra

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