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Quanto ci costa (davvero) l’energia dell’atomo

16 mar

di Giorgio Nebbia

Tutti vivi a Fukushima. Ricalco il titolo di un celebre libro di Dario Paccino, “Tutti vivi ad Harrisburg”, scritto dopo l’incidente alla centrale nucleare americana di Three Mile Island, vicino Harrisburg, appunto, in Pennsylvania. Anche allora, come oggi in Giappone, si ebbe un’interruzione del flusso di acqua che “deve” raffreddare continuamente il nocciolo di un reattore, quell’insieme di tubi in cui avviene la fissione dell’uranio (e del plutonio) con liberazione del calore. Se cessa il riscaldamento, anche se la reazione di fissione nucleare viene interrotta, gli elementi radioattivi all’interno dei tubi del “combustibile” continuano a liberare calore che può provocare l’idrolisi dell’acqua con formazione di idrogeno, quello che si è incendiato e ha provocato la (o le) esplosioni degli edifici delle centrali giapponesi. Non si può dire oggi quante persone siano state contaminate dalla radioattività, quante siano morte o moriranno per esposizione alle radiazioni. Di certo gli incidenti giapponesi hanno provocato l’interruzione della distribuzione dell’elettricità in vaste parti del paese che tanto aveva puntato, per soddisfare la fame elettrica delle sue fabbriche e città e metropolitane, su 55 centrali nucleari, a drammatica riprova della fragilità di questa tecnologia.
L’incidente ai reattori di Fukushima è il terzo importante nella storia dell’energia nucleare commerciale, lunga circa 14.000 anni-reattore (il numero dei reattori in funzione moltiplicato per gli anni di funzionamento di ciascuno): un incidente ogni circa 4.500 anni-reattore, un incidente in media ogni dieci anni quando sono in funzione, come oggi nel mondo, circa 450 reattori; una probabilità di incidenti molto maggiore di quella assicurata dai solerti venditori di centrali nucleari.
(continua…)

Borso, la centrale a biomasse “non s’ha da fare”

25 feb

Si chiude con una vittoria di larga misura la battaglia condotta dal comitato “Oasi San Daniele” che da mesi si opponeva a un impianto a biomasse che sarebbe stato alimentato con olio di colza.

L’impianto avrebbe dovuto sorgere nella oasi di San Daniele, un’area di pregio naturalistico situata tra i comuni di San Zenone degli Ezzelini e Borso del Grappa. Area gia individuata una decina d’anni fa come possibile sede di una discarica che venne però respinta con vigore proprio dallo stesso comitato che oggi ha respinto le biomasse.

Proprio l’amministrazione comunale di Borso del Grappa eletta nel 2009, con la complicità della precedente amministrazione, dava la “tacita autorizzazione” ai privati per costruire quattro motori di cogenerazione che avrebbero dovuto bruciare olio di colza importata da chissà dove.

Il sindaco di Borso, il leghista Fabbian, non si è opposto entro i tempi previsti alla domanda depositata dai costruttori, permettendo loro di fatto di iniziare i lavori. Lavori che però sono durati meno di quarantotto ore, a seguito della ferma opposizione del Consiglio Provinciale, fatto convocare d’urgenza su richiesta dei consiglieri di Federazione della Sinistra e Sinistra Ecologia e Libertà. A togliere le castagne dal fuoco è stato, però, il ricorso intentato dal Comune confinante di San Zenone, cui si è affiancata anche la Provincia. Ricorso vinto, con buona pace delle quattro aziende private in cerca di soldi facili a dispetto della salubrità dell’aria del Grappa e della bellissima oasi di San Daniele. Da parte sua, invece, l’amministrazione di Borso in costante e perenne ritardo, ha cercato di salire in extremis sul carro dei vincitori. Tentativo tanto inutile quanto imbarazzante: essa infatti è stata sconfitta su ogni terreno. A riprova di ciò, in particolare, la manifestazione svoltasi il primo sabato dello scorso luglio in cui 400 persone sotto il municipio di Borso chiedevano la testa del sindaco Fabbian.

La pietra miliare però è arrivata lo scorso febbraio, quando la Regione ha stanziato 49000 euro per la salvaguardia e la tutela paesaggistica dell’oasi di San Daniele. Esattamente quanto richiesto dalla Federazione della Sinistra in tutte le sedi istituzionali e durante quella partecipata manifestazione.

 

Enrico Baldin

Rifiuti abbandonati

12 feb

La foto è stata scattata nel nuovo parcheggio vicino allo stadio di Castelfranco.

Ci è stato segnalato che già da qualche giorno giace indisturbato un cumulo di immondizia, che si è pure un po’ ingrossato.

Scoasse in pieno centro ad accogliere i castellani e i turisti, potenzialmente pericolose per l’aria e la salute.

Ci stupiamo di come un’amministrazione leghista, partito che fa un gran parlare di decoro urbano (ricordiamo la crociata contro le panchine pubbliche a Treviso…) non intervenga tempestivamente a risolvere la situazione.

Forse il nostro onorevole sindaco, che si divide tra Roma e Castelfranco, dovrebbe farsi distrarre meno dal salvare il governo che affonda negli scandali sessuali e occuparsi anche un po’ della spazzatura – certo minore e meno grave – della nostra città.

Dal canto nostro cerchiamo di dare una mano e gli giriamo la segnalazione.

 

Simone Marconato, Comunisti Italiani – Federazione della Sinistra

1600 firma contro la cava a Vedelago

13 nov

La Federazione della Sinistra è pronta ad appoggiare la battaglia di Primavera Civica in tutte le sedi istituzionali

Le ditte escavatrici Telve Rigo s.r.l. e Superbeton s.p.a. hanno chiesto l’ampliamento di cava Baracche che si trova a nord della via Postumia Romana tra Vedelago e Fossalunga.

Le ditte chiedono di scavare una superficie di 500.000 metri quadrati, cioè 100 campi trevigiani per estrarre un volume di 5 milioni e mezzo di metri cubi di ghiaia che verrà trasportata con 200 camion al giorno.

Duecento camion in più al giorno che transiteranno per le già supertrafficate strade di Vedelago per i futuri 11 anni!!

Vedelago è il paese delle cave. Infatti nella parte sud del comune ci sono altre tre enormi bacini estrattivi: Camatta, Bonelle, Casacorba, in tutte si sta scavando sottofalda e si potrà continuare ancora per molti anni visto che i cavatori hanno ancora a disposizione 18 milioni di metri cubi autorizzati prima di vedere esaurite le loro cave.

Per impedire l’escavazione di quei 100 campi trevigiani di campagna coltivata, bellissima, vergine, senza alcuna casa o capannone nel mezzo sono state fatte alcune iniziative. Il Consiglio Comunale ha inviato alla Commissione Regionale di Impatto Ambientale una delibera di opposizione all’ampliamento. Anche moltissimi cittadini hanno inviato le loro osservazioni e poi si sono recati a Venezia per sostenerle durante la riunione di Inchiesta Pubblica tenutasi il 14 luglio 2010 presso la medesima Commissione.

Ma, non si sono fermati qui; hanno continuato la battaglia in difesa del loro territorio e della loro salute scrivendo, con il sostegno organizzativo del gruppo consiliare “Primavera Civica”, una lettera al Presidente della Regione Veneto Luca Zaia, invitandolo a venire a Vedelago per rendersi conto di persona dello scempio del loro territorio e di conseguenza a non concedere l’ampliamento richiesto dai cavatori. La lettera è stata firmata da più di 1600 cittadini di Vedelago e dei paesi limitrofi, che ora attendono fiduciosi che il Presidente Zaia, dia loro un appuntamento per potergli consegnare la petizione.

 

Fiorenza Morao

consigliere comunale di Vedelago di “Primavera Civica”

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