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Fervet: operazione verità

16 nov

Da giorni sui giornali rimbalzano racconti sulle vicende che hanno portato a una profonda crisi la storica Fervet. Sentiamo il dovere di ricostruire i fatti in modo oggettivo, per rispetto di tutti gli operai che hanno perso e stanno perdendo il loro lavoro.

Fervet accende mutui con le banche per acquistare il materiale per la realizzazione di 901 carrozze della commessa “Intercity PR 140” stipulata con Trenitalia che, immotivatamente, a novembre 2008 decide di fermare la commessa a 450 carrozze. Fervet si ritrova indebitata, coi magazzini pieni, e senza possibilità di riscuotere i crediti pattuiti con Trenitalia a cui fa causa. Gli operai entrano in cassa integrazione.

Ma non tutto sembra perduto: a dicembre 2009 infatti Fervet vince un appalto, ancora con Trenitalia, per la realizzazione di 350 carrozze doppio piano “Vivalto”, commessa da 50 milioni di euro. Fervet indebitata però non riesce a iniziare il lavoro perché nessuna banca le dà il denaro per acquistare il materiale per assolvere alla commessa che l’avrebbe risollevata.

Da parte nostra abbiamo fatto due interrogazioni in Consiglio Regionale e abbiamo fatto approvare in Consiglio Provinciale all’unanimità una mozione che impegnava Veneto Sviluppo (la finanziaria veneta partecipata dalla Regione e da 11 istituti di credito) a fornire il prestito necessario a Fervet per partire col lavoro. Ci sembrava una proposta ragionevole visto che la regione Sardegna ha prestato 6 milioni ad una concorrente di Fervet che versava nella stessa situazione. A giugno però la Giunta Regionale ci risponde che Veneto Sviluppo non fornirà alcun prestito a Fervet perché ritiene che quella commessa avrebbe indebitato ulteriormente Fervet. Bugia pazzesca, come se un’azienda andasse a prendere un appalto in perdita.

In questi giorni, coi 200 lavoratori che da marzo finiranno la cassa integrazione e passeranno in mobilità, e con 100 anni di storia castellana in liquidazione, ci siamo arrabbiati perché un signore che fa il parlamentare e il sindaco ha preso per i fondelli i lavoratori fingendo di fare il possibile per dare loro una mano.

Noi diciamo con forza che la Fervet poteva essere salvata, e che se è giunta a questo punto dei colpevoli ci sono, e li vogliamo elencare:

L’area industriale di Borgo Padova è a ridosso del centro storico e con questa scusa il PAT, varato in fretta e furia dalla giunta Gomierato, rafforza le decisioni del precedente PRG, deve diventare tutta area residenziale. Un po’come dire “Fervet vattene perché qui vogliamo fare palazzine”. Complimenti Gomierato, bell’idea!

Trenitalia non contenta del disastro di Viareggio, dei pendolari malserviti e di una rete ferroviaria veneta per metà vecchia e non elettrificata decide di investire solo nell’alta velocità. Ritirando la commessa a Fervet l’ha fatta stramazzare al suolo e per giunta se ne infischia di un servizio agli utenti: vergogna! E ovviamente su tutto ciò Lega e Pdl non hanno nulla da dire, nessuna critica.

Dussin dopo averci criticato per la soluzione “Veneto Sviluppo”, in questi giorni avrebbe contattato Sistemi Territoriali Spa per acquistare Fervet. Sistemi Territoriali Spa però è detenuta proprio da Veneto Sviluppo per il 99,83% delle sue quote e quindi ci sembra ovvio che non c’è trippa per gatti. Ma l’importante, per il sindaco parlamentare sembra sia andare sui giornali e fingere di essersi impegnato. Caro Dussin, i lavoratori non si prendono in giro!

Il governo ha elargito nella finanziaria 2008 soldi a pioggia per salvare le banche dalla crisi economica. Le banche però di fronte a Fervet si sono voltate dall’altra parte, e il governo non ha fatto nulla per richiamarle all’ordine.

I ministri veneti Sacconi e Zaia non hanno mai avviato una trattativa con Trenitalia, società statale, per fare in modo di far riprendere la commessa dell’Intercity. Piuttosto il governo ha preferito continuare, per mano del premier Berlusconi, a curare gli interessi della Ansaldo Breda, concorrente di Fervet e partecipata Finmeccanica, ben rappresentata nei viaggi del premier in Libia, Francia e Russia. Il pesce grosso mangia il pesce piccolo.

Enrico Baldin

I castellani cambiano città, chi cambia Castelfranco?

10 nov

La giunta Dussin ha la possibilità di dimostrarsi coraggiosa cambiando radicalmente il PAT.

Castelfranco vive un momento di profonda crisi: le attività produttive sono in difficoltà, la cassintegrazione è a livelli record, gli appartamenti sfitti aumentano di mese in mese, e i castellani lasciano la città per trovare soluzioni più economiche.

Il Piano di Assetto Territoriale può essere uno strumento che inverte questa tendenza: basta salvaguardare le aree industriale dalle speculazioni edilizie, ponendo dei vincoli alle stesse aree, e commisurare al reale fabbisogno le nuove aree residenziali. Negli ultimi anni infatti si è costruito tantissimo, e molti dei nuovi centri residenziali sono ancora vuoti.

Come Federazione della Sinistra abbiamo già depositato due osservazioni al PAT con l’intento di tutelare i lavoratori, i cittadini e l’ambiente, perché siamo convinti che il nuovo sviluppo di Castelfranco debba essere basato sul recupero dell’esistente e non su nuove colate di cemento, sul lavoro e la salvaguardia dei presidi produttivi e non sulle speculazioni edilizie; stiamo aspettando che la giunta si esprima a riguardo.

Ma non siamo fermi. Noi vogliamo cambiare Castelfranco, e vogliamo farlo attraverso tutti gli strumenti democratici a nostra disposizione, coinvolgendo la cittadinanza.

Ecco perché stiamo raccogliendo le firme per due petizioni popolari, vogliamo che il Consiglio Comunale discuta e prenda una chiara posizione su importanti argomenti come lavoro e casa.

La prima petizione riguarda il Lavoro: chiediamo all’amministrazione di Castelfranco di vincolare le aree industriali per almeno 15 anni, facendo in modo che nessuno possa costruire palazzine dove sorgeva un’azienda che ha delocalizzato; chiediamo inoltre in caso di delocalizzazione, di espropriare le aree dimesse attraverso una società pubblica appositamente costituita con lo scopo di riutilizzarle come stabilimenti produttivi; chiediamo che si inviti il Consiglio Regionale Veneto ad approvare nel più breve tempo possibile il Progetto di Legge Regionale presentato dal Consigliere Regionale Pettenò che impone alle aziende che delocalizzano la restituzione di tutti i contributi diretti e indiretti, ricevuti in passato dalla Regione stessa.

La seconda petizione riguarda la Casa: chiediamo di avviare uno studio sulla situazione abitativa di Castelfranco, sul numero di abitazioni esistenti, sul numero di quelle sfitte e sui flussi migratori del comune, istituendo un tavolo tecnico con il compito di mettere in campo tutte le azioni per vigilare e sui prezzi degli immobili e degli affitti, applicando anche misure di calmierazione dei prezzi come, ad esempio, i contratti concertati.

Sono queste le scelte coraggiose che possono fare di Castelfranco una città a misura di cittadino, e non terra di conquista per speculazioni e massimizzazione del profitto.

Simone Marconato

Lettera aperta sul futuro della Città disegnato dal PAT

4 ago

Il 21 agosto scade il termine per presentare le osservazioni al PAT: non abbiamo mai nascosto la nostra contrarietà ad alcuni aspetti di questo piano, convinti che ogni singola iniziativa di una amministrazione debba tendere al miglioramento della vita dei propri cittadini e alla difesa dello stato sociale.

Questo PAT è figlio di una amministrazione che si è dimostrata più volte sorda alle richieste dei normali cittadini, una amministrazione che ha scelto di presentarlo in fretta e furia prima della scadenza del proprio mandato, decidendo così di eliminare buona parte della discussione democratica circa lo sviluppo di Castelfranco nel prossimo futuro.

Constatiamo con piacere, invece, la proroga data per la presentazione delle osservazioni.

Castelfranco rischia di essere logorata dal cemento: mentre numerosi edifici abbandonati, anche storici, stanno cadendo su loro stessi, si continua a prevedere un’urbanizzazione intensiva su quasi tutto il territorio comunale; si corre il rischio, nei prossimi anni, di essere testimoni di una cementificazione fatta in nome di una crescita demografica (che non è conseguente alle aspettative), e fatta sulla pelle di lavoratori e famiglie che rischiano di perdere il loro posto di lavoro.

(continua…)

Cari operai della FERVET: fatevi sentire!

11 apr

Visti gli ultimi tristi risvolti della vicenda legata alla FERVET abbiamo voluto scrivere una lettera agli operai di cui abbiamo seguito la lotta in questi mesi, con impegno e passione, perché siamo convinti che nessuna ingiustizia debba essere perpetrata in silenzio.

Cari operai della Fervet

La nostra vicinanza alla Vostra situazione è stata, per le nostre limitate possibilità, sincera: oltre un anno fa i primi contatti con alcuni Vostri rappresentanti sindacali. In questi mesi abbiamo cercato di dar rilievo sulla stampa alla vostra vertenza, abbiamo sollecitato i politici con lettere e con un’interrogazione del consigliere Pettenò alla Giunta Regionale che non ha dato risposta, abbiamo fatto approvare al Consiglio Provinciale una mozione scritta da noi, che impegnava la Giunta a cercare dei contatti con la finanziaria regionale “Veneto Sviluppo”, intesi a garantire un prestito da parte della stessa. Non ultimo coi nostri compagni ci siamo impegnati a sostenere la vostra lotta portandoVi gazebo e striscioni, chiedendo solidarietà ai castellani con l’iniziativa “Arancia Metalmeccanica” il cui ricavato di 1054 € è stato devoluto interamente al Vostro presidio e alla vostra occupazione della fabbrica. Il nostro impegno è stato di informare la cittadinanza e sollecitare i politici ai vari livelli istituzionali, in cui i nostri rappresentanti sono all’opposizione. (continua…)

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