Archivi delle etichette: castelfranco

Rifiuti abbandonati

12 feb

La foto è stata scattata nel nuovo parcheggio vicino allo stadio di Castelfranco.

Ci è stato segnalato che già da qualche giorno giace indisturbato un cumulo di immondizia, che si è pure un po’ ingrossato.

Scoasse in pieno centro ad accogliere i castellani e i turisti, potenzialmente pericolose per l’aria e la salute.

Ci stupiamo di come un’amministrazione leghista, partito che fa un gran parlare di decoro urbano (ricordiamo la crociata contro le panchine pubbliche a Treviso…) non intervenga tempestivamente a risolvere la situazione.

Forse il nostro onorevole sindaco, che si divide tra Roma e Castelfranco, dovrebbe farsi distrarre meno dal salvare il governo che affonda negli scandali sessuali e occuparsi anche un po’ della spazzatura – certo minore e meno grave – della nostra città.

Dal canto nostro cerchiamo di dare una mano e gli giriamo la segnalazione.

 

Simone Marconato, Comunisti Italiani – Federazione della Sinistra

La verità sulla FERVET, ecco il video

30 nov

Come annunciato, pubblichiam0 il video-denuncia per spiegare la verità sulla vicenda FERVET.

 

Fervet: operazione verità

16 nov

Da giorni sui giornali rimbalzano racconti sulle vicende che hanno portato a una profonda crisi la storica Fervet. Sentiamo il dovere di ricostruire i fatti in modo oggettivo, per rispetto di tutti gli operai che hanno perso e stanno perdendo il loro lavoro.

Fervet accende mutui con le banche per acquistare il materiale per la realizzazione di 901 carrozze della commessa “Intercity PR 140” stipulata con Trenitalia che, immotivatamente, a novembre 2008 decide di fermare la commessa a 450 carrozze. Fervet si ritrova indebitata, coi magazzini pieni, e senza possibilità di riscuotere i crediti pattuiti con Trenitalia a cui fa causa. Gli operai entrano in cassa integrazione.

Ma non tutto sembra perduto: a dicembre 2009 infatti Fervet vince un appalto, ancora con Trenitalia, per la realizzazione di 350 carrozze doppio piano “Vivalto”, commessa da 50 milioni di euro. Fervet indebitata però non riesce a iniziare il lavoro perché nessuna banca le dà il denaro per acquistare il materiale per assolvere alla commessa che l’avrebbe risollevata.

Da parte nostra abbiamo fatto due interrogazioni in Consiglio Regionale e abbiamo fatto approvare in Consiglio Provinciale all’unanimità una mozione che impegnava Veneto Sviluppo (la finanziaria veneta partecipata dalla Regione e da 11 istituti di credito) a fornire il prestito necessario a Fervet per partire col lavoro. Ci sembrava una proposta ragionevole visto che la regione Sardegna ha prestato 6 milioni ad una concorrente di Fervet che versava nella stessa situazione. A giugno però la Giunta Regionale ci risponde che Veneto Sviluppo non fornirà alcun prestito a Fervet perché ritiene che quella commessa avrebbe indebitato ulteriormente Fervet. Bugia pazzesca, come se un’azienda andasse a prendere un appalto in perdita.

In questi giorni, coi 200 lavoratori che da marzo finiranno la cassa integrazione e passeranno in mobilità, e con 100 anni di storia castellana in liquidazione, ci siamo arrabbiati perché un signore che fa il parlamentare e il sindaco ha preso per i fondelli i lavoratori fingendo di fare il possibile per dare loro una mano.

Noi diciamo con forza che la Fervet poteva essere salvata, e che se è giunta a questo punto dei colpevoli ci sono, e li vogliamo elencare:

L’area industriale di Borgo Padova è a ridosso del centro storico e con questa scusa il PAT, varato in fretta e furia dalla giunta Gomierato, rafforza le decisioni del precedente PRG, deve diventare tutta area residenziale. Un po’come dire “Fervet vattene perché qui vogliamo fare palazzine”. Complimenti Gomierato, bell’idea!

Trenitalia non contenta del disastro di Viareggio, dei pendolari malserviti e di una rete ferroviaria veneta per metà vecchia e non elettrificata decide di investire solo nell’alta velocità. Ritirando la commessa a Fervet l’ha fatta stramazzare al suolo e per giunta se ne infischia di un servizio agli utenti: vergogna! E ovviamente su tutto ciò Lega e Pdl non hanno nulla da dire, nessuna critica.

Dussin dopo averci criticato per la soluzione “Veneto Sviluppo”, in questi giorni avrebbe contattato Sistemi Territoriali Spa per acquistare Fervet. Sistemi Territoriali Spa però è detenuta proprio da Veneto Sviluppo per il 99,83% delle sue quote e quindi ci sembra ovvio che non c’è trippa per gatti. Ma l’importante, per il sindaco parlamentare sembra sia andare sui giornali e fingere di essersi impegnato. Caro Dussin, i lavoratori non si prendono in giro!

Il governo ha elargito nella finanziaria 2008 soldi a pioggia per salvare le banche dalla crisi economica. Le banche però di fronte a Fervet si sono voltate dall’altra parte, e il governo non ha fatto nulla per richiamarle all’ordine.

I ministri veneti Sacconi e Zaia non hanno mai avviato una trattativa con Trenitalia, società statale, per fare in modo di far riprendere la commessa dell’Intercity. Piuttosto il governo ha preferito continuare, per mano del premier Berlusconi, a curare gli interessi della Ansaldo Breda, concorrente di Fervet e partecipata Finmeccanica, ben rappresentata nei viaggi del premier in Libia, Francia e Russia. Il pesce grosso mangia il pesce piccolo.

Enrico Baldin

I castellani cambiano città, chi cambia Castelfranco?

10 nov

La giunta Dussin ha la possibilità di dimostrarsi coraggiosa cambiando radicalmente il PAT.

Castelfranco vive un momento di profonda crisi: le attività produttive sono in difficoltà, la cassintegrazione è a livelli record, gli appartamenti sfitti aumentano di mese in mese, e i castellani lasciano la città per trovare soluzioni più economiche.

Il Piano di Assetto Territoriale può essere uno strumento che inverte questa tendenza: basta salvaguardare le aree industriale dalle speculazioni edilizie, ponendo dei vincoli alle stesse aree, e commisurare al reale fabbisogno le nuove aree residenziali. Negli ultimi anni infatti si è costruito tantissimo, e molti dei nuovi centri residenziali sono ancora vuoti.

Come Federazione della Sinistra abbiamo già depositato due osservazioni al PAT con l’intento di tutelare i lavoratori, i cittadini e l’ambiente, perché siamo convinti che il nuovo sviluppo di Castelfranco debba essere basato sul recupero dell’esistente e non su nuove colate di cemento, sul lavoro e la salvaguardia dei presidi produttivi e non sulle speculazioni edilizie; stiamo aspettando che la giunta si esprima a riguardo.

Ma non siamo fermi. Noi vogliamo cambiare Castelfranco, e vogliamo farlo attraverso tutti gli strumenti democratici a nostra disposizione, coinvolgendo la cittadinanza.

Ecco perché stiamo raccogliendo le firme per due petizioni popolari, vogliamo che il Consiglio Comunale discuta e prenda una chiara posizione su importanti argomenti come lavoro e casa.

La prima petizione riguarda il Lavoro: chiediamo all’amministrazione di Castelfranco di vincolare le aree industriali per almeno 15 anni, facendo in modo che nessuno possa costruire palazzine dove sorgeva un’azienda che ha delocalizzato; chiediamo inoltre in caso di delocalizzazione, di espropriare le aree dimesse attraverso una società pubblica appositamente costituita con lo scopo di riutilizzarle come stabilimenti produttivi; chiediamo che si inviti il Consiglio Regionale Veneto ad approvare nel più breve tempo possibile il Progetto di Legge Regionale presentato dal Consigliere Regionale Pettenò che impone alle aziende che delocalizzano la restituzione di tutti i contributi diretti e indiretti, ricevuti in passato dalla Regione stessa.

La seconda petizione riguarda la Casa: chiediamo di avviare uno studio sulla situazione abitativa di Castelfranco, sul numero di abitazioni esistenti, sul numero di quelle sfitte e sui flussi migratori del comune, istituendo un tavolo tecnico con il compito di mettere in campo tutte le azioni per vigilare e sui prezzi degli immobili e degli affitti, applicando anche misure di calmierazione dei prezzi come, ad esempio, i contratti concertati.

Sono queste le scelte coraggiose che possono fare di Castelfranco una città a misura di cittadino, e non terra di conquista per speculazioni e massimizzazione del profitto.

Simone Marconato

Piazza Giorgione è un parcheggio

9 nov

Il punto privilegiato per godersi le mura, una delle pazze medievali più suggestive d’Italia, ogni giorno è soffocato dalle macchine.

A nulla sono servite le iniziative di privati cittadini e di associazioni che chiedevano di chiudere la piazza al traffico, almeno nei giorni festivi; il sindaco Dussin in un confronto pubblico si è già espresso a riguardo affermando che, se non ci sono delle iniziative (come la sagra del radicchio o il festivalshow), la piazza può restare così com’è.

E’ evidente che serva una svolta radicale: non è possibile lasciare soffocare i monumenti storici di Castelfranco che, anno dopo anno, si degradano a causa del traffico. Vivere la propria città vuol dire poter sfruttare dal punto di vista paesaggistico, storico e culturale ogni risorsa che ci viene data, e non sfruttarla dal punto di vista immobiliare: chiudere Piazza Giorgione al traffico significherebbe avere un punto di forza in più a livello turistico e ambientale, fare della piazza una meta culturale, uno spazio da riempire e non solo un parcheggio scambiatore.

Quanto ne guadagnerebbe in immagine Castelfranco? Quanto ne guadagnerebbero i polmoni di tutti noi che amiamo la nostra città?

Vengono sollevati due problemi alla chiusura della piazza: dove si mettono le macchine e come si fa a riempire lo spazio.

Chiudere la piazza è una scelta strategica per il ridisegno del centro storico. Una volta stabilità l’opportunità e la logica di questo atto, si riesce facilmente a trovare le soluzioni: potenziare i parcheggi periferici, disegnare dei percorsi pedonali per raggiungere il centro, avviare un servizio di tram dalle frazioni al centro, sono tutti atti che servono a lasciare le auto distanti dalle mura.

Avere la piazza libera è un potenziale anche dal punto di vista economico: infatti, per riempirla, basta coinvolgere le associazioni degli agricoltori della castellana e dare vita a un mercato ortofrutticolo a chilometri zero.

Simone Marconato

Il 16 ottobre della FIOM

20 ott

Il 16 ottobre la Fiom ha dato appuntamento a tutti i suoi iscritti a Roma, alla grande manifestazione nazionale, da loro indetta, contro i provvedimenti di questo governo che hanno colpito, e colpiscono  tutt’ora, i lavoratori le classi sociali più deboli.

La FIOM-CGIL della provincia di Treviso ha organizzato diverse corriere da tutta la provincia per Roma; tre di queste sono state messe a disposizione dal sindacato per la zona di Castelfranco Veneto e Montebelluna.

 

Arrivati a Roma, già all’ingresso in metropolitana, nonostante la rabbia che ha spinto tanti lavoratori a manifestare, si poteva respirare un clima civile e pacifico che Maroni e Berlusconi di certo non si sarebbero augurati.

 

Noi, partiti da Piazza della Repubblica, ad un certo punto dato che il tempo stringeva,  abbiamo preferito arrivare a Piazza San Giovanni percorrendo tutto il corteo. Ci siamo subito resi conto che la manifestazione era quello che noi e, quasi sicuramente  la gran parte delle persone che erano lì,  si sarebbero aspettate: un gran ritrovo di tutte le forze della sinistra sotto ormai l’ unico baluardo in grado di reggere e di rispondere allo strapotere del governo e di alcune parti sociali sue complici. Erano infatti presenti, movimenti ( movimento per l’ acqua pubblica, no tav, no dal molin, e molti altri) ,  UdS e Link  ( Coordinamento Universitario)  e, ovviamente, tanti operai: in testa al corteo i lavoratori FIAT di Pomigliano.

Tra i partiti del centro sinistra si è potuto notare, anzi non notare, un grande assente: il PD, mancando, anche in questa occasione, di farsi portavoce di quei bisogni che ormai da troppo tempo, il popolo del centro- sinistra, chiede a gran voce: diritti, lavoro sicuro ed istruzione pubblica  di qualità.

Fortunatamente altri partiti, seppur minori, hanno cercato di far proprie queste richieste ed hanno partecipato alla manifestazione. Durante il nostro percorso lungo tutto il corteo, abbiamo notato la presenza dei simboli di Sel (non così massiccia come ce lo saremmo aspettato, visto l’ attuale fenomeno Vendola) un piccolo manipolo dell’ Italia dei Valori capeggiato da Di Pietro, e tante, di sicuro le più numerose dopo quelle della FIOM, bandiere ed i simboli della Federazione delle Sinistra.

Questo ci ha fatto molto riflettere. Il popolo della manifestazione ci ha fatto capire e ha fatto capire all’ Italia -quella non raccontata dai TG- la voglia e l’ importanza di una forza politica di sinistra ed il più possibile unita, in grado di ascoltare ed interpretare la voce di questo popolo che la destra non può rappresentare e che altri partiti del centro-sinistra hanno preferito non riconoscere più.

Per questo, ringraziamo la FIOM-CGIL ed i suoi iscritti per aver portato al centro dell’attenzione, i grandi temi dei diritti, del lavoro e della scuola e, in secondo luogo, di aver dato l’opportunità alla sinistra di presentarsi unita di fronte a queste questioni.

Ci auguriamo che si prosegua in altre iniziative di questo tipo affinché questo appello lanciato dai  lavoratori, studenti e movimenti non cada nel vuoto e, come ha detto Landini dal Palco di Piazza San Giovanni, se necessario servirsi dello strumento più efficacie che i lavoratori hanno a loro disposizione: lo sciopero generale.

Due militanti della Federazione della Sinistra

Grazie ai castellani che ci hanno votato, ora al ballottaggio salviamo Castelfranco dalla Lega.

30 mar

Ringraziamo tutti i compagni e i simpatizzanti che si sono dati da fare in questa difficilissima campagna elettorale per le comunali di Castelfranco.
Sapevamo fin dall’inizio che la nostra corsa in solitaria sarebbe stata molto dura e che dal punto di vista elettorale non ci avrebbe portato moltissimi voti, ma abbiamo avuto l’occasione di parlare – praticamente soli – di crisi, occupazione, diritto alla casa e della spaventosa cementificazione di Castelfranco.
Dai moltissimi attestati di stima e riconoscimenti che abbiamo avuto dalla gente in queste settimane le nostre parole sono state ascoltate, anche se la forte polarizzazione che è avvenuta tra Sartor e Dussin ha fatto sì che non si tramutassero in voti.
È un inizio. L’inizio di un progetto politico, quello della Federazione della Sinistra, che punta al radicamento e che quindi non conosce scorciatoie.
Ora, al ballottaggio – come da noi sempre auspicato – tutti i nostri sforzi sono per impedire che la Lega e Dussin conquistino la nostra città, sarebbe davvero il peggiore dei mali.

RISULTATI

VideoCronaca #3: Stazione Ferroviaria. Prendi il treno…se ci riesci!

12 mar

VideoCronaca #2: Project Financing: speculare sulla nostra salute?

9 mar
Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.