Il 16 ottobre della FIOM
20 ott
Il 16 ottobre la Fiom ha dato appuntamento a tutti i suoi iscritti a Roma, alla grande manifestazione nazionale, da loro indetta, contro i provvedimenti di questo governo che hanno colpito, e colpiscono tutt’ora, i lavoratori le classi sociali più deboli.
La FIOM-CGIL della provincia di Treviso ha organizzato diverse corriere da tutta la provincia per Roma; tre di queste sono state messe a disposizione dal sindacato per la zona di Castelfranco Veneto e Montebelluna.
Arrivati a Roma, già all’ingresso in metropolitana, nonostante la rabbia che ha spinto tanti lavoratori a manifestare, si poteva respirare un clima civile e pacifico che Maroni e Berlusconi di certo non si sarebbero augurati.
Noi, partiti da Piazza della Repubblica, ad un certo punto dato che il tempo stringeva, abbiamo preferito arrivare a Piazza San Giovanni percorrendo tutto il corteo. Ci siamo subito resi conto che la manifestazione era quello che noi e, quasi sicuramente la gran parte delle persone che erano lì, si sarebbero aspettate: un gran ritrovo di tutte le forze della sinistra sotto ormai l’ unico baluardo in grado di reggere e di rispondere allo strapotere del governo e di alcune parti sociali sue complici. Erano infatti presenti, movimenti ( movimento per l’ acqua pubblica, no tav, no dal molin, e molti altri) , UdS e Link ( Coordinamento Universitario) e, ovviamente, tanti operai: in testa al corteo i lavoratori FIAT di Pomigliano.
Tra i partiti del centro sinistra si è potuto notare, anzi non notare, un grande assente: il PD, mancando, anche in questa occasione, di farsi portavoce di quei bisogni che ormai da troppo tempo, il popolo del centro- sinistra, chiede a gran voce: diritti, lavoro sicuro ed istruzione pubblica di qualità.
Fortunatamente altri partiti, seppur minori, hanno cercato di far proprie queste richieste ed hanno partecipato alla manifestazione. Durante il nostro percorso lungo tutto il corteo, abbiamo notato la presenza dei simboli di Sel (non così massiccia come ce lo saremmo aspettato, visto l’ attuale fenomeno Vendola) un piccolo manipolo dell’ Italia dei Valori capeggiato da Di Pietro, e tante, di sicuro le più numerose dopo quelle della FIOM, bandiere ed i simboli della Federazione delle Sinistra.
Questo ci ha fatto molto riflettere. Il popolo della manifestazione ci ha fatto capire e ha fatto capire all’ Italia -quella non raccontata dai TG- la voglia e l’ importanza di una forza politica di sinistra ed il più possibile unita, in grado di ascoltare ed interpretare la voce di questo popolo che la destra non può rappresentare e che altri partiti del centro-sinistra hanno preferito non riconoscere più.
Per questo, ringraziamo la FIOM-CGIL ed i suoi iscritti per aver portato al centro dell’attenzione, i grandi temi dei diritti, del lavoro e della scuola e, in secondo luogo, di aver dato l’opportunità alla sinistra di presentarsi unita di fronte a queste questioni.
Ci auguriamo che si prosegua in altre iniziative di questo tipo affinché questo appello lanciato dai lavoratori, studenti e movimenti non cada nel vuoto e, come ha detto Landini dal Palco di Piazza San Giovanni, se necessario servirsi dello strumento più efficacie che i lavoratori hanno a loro disposizione: lo sciopero generale.
Due militanti della Federazione della Sinistra
Fiat – Salvi: “A Pomigliano metodi da ventennio”
16 giu
“Scandaloso è il ricatto della Fiat sui lavoratori di Pomigliano: licenziati se scioperano, vincolati a saltare la mensa se l’azienda lo chiede. Scandaloso è il sostegno a questo ricatto espresso dal sistema istituzionale e da tutte le forze politiche parlamentari, opposizione compresa”.
Lo afferma Cesare Salvi, portavoce della Federazione della Sinistra. “Si chiede ai sindacati e ai lavoratori – continua Salvi – di rinunciare all’esercizio di diritti costituzionali, come il diritto di sciopero, individuale e collettivo, che è garantito dalla Costituzione e può essere limitato soltanto dalla legge. Prevedere, come fa il testo Fiat, la possibilità di licenziare il lavoratore che sciopera era possibile solo sotto il fascismo e nessuna firma sindacale o referendum fra i lavoratori può limitare questo diritto”.
Pomigliano. Giusto dire NO, a forza di ricatti ci stanno derubando
15 giu
La FIOM dice no. Due lettere pesanti come macigni ma una decisione giusta.
Perché la verità è che quello portato avanti da Marchionne non è una proposta ma un vero e proprio ricatto, nei contenuti e persino (ormai non si pretende più nemmeno il pudore) nei toni.
L’abbiamo sentito, nei TG di qualche giorno fa, sibilare “O così o ce ne andiamo all’estero”, liquidando una CGIL lasciata sola da CISL e UIL che avevano già accettato tutto il pacchetto.
Perché è un ricatto e non un accordo?
Perché non propone una strategia di sviluppo, un piano di investimenti ma mira semplicemente a livellare le condizioni di lavoro verso i paesi in cui è così conveniente delocalizzare.
In questi giorni i soliti liberisti dai denti a sciabola e dal volto umano come il senatore PD Ichino, si sforzano di convincerci che il problema è la “modernità” del sistema, che dobbiamo essere appetibili per l’investitore estero (certo…come il Messico per General Motors), che la conflittualità sindacale affossa il paese.
La realtà è che ci stanno mettendo davanti ad una scelta che avrebbe fatto urlare alla nazionalizzazione forzata governi insospettabili di socialismo: o gli italiani si avvicinano di più alle condizioni di lavoro (e di vita) della Polonia, della Romania e simili, o il “brillante” Marchionne con la sua “prestigiosa” azienda che ha succhiato allo Stato negli anni miliardi di euro, vanno direttamente lì. In barba a qualsiasi responsabilità d’impresa e al vero e proprio debito maturato nei nostri confronti. (continua…)



