Archivi delle etichette: lavoro

Difendere l’Unità d’Italia

17 mar

È triste prendere atto di come la Lega in ogni occasione utile si nasconda dietro a motivazioni burocratiche per scagliarsi contro l’Unità d’Italia.
Noi abbiamo esposto il Tricolore e chiediamo a tutti di fare altrettanto.

Difendere l’Unità d’Italia vuol dire difendere l’idea di pari diritti per tutti i cittadini in tutto il territorio nazionale, non è solo una sterile celebrazione.

Unità d’Italia significa anche Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, stessa qualità dell’acqua pubblica, della sanità, della scuola.

Dobbiamo essere in prima linea a difendere i diritti dei lavoratori contro gli attacchi distruttivi degli industriali miopi; dobbiamo difenfere il diritto all’acqua pubblica, per tutti, in tutto il territorio; non si può mettere in discussione il diritto alla salute, dando adito a differenziazioni nel Servizio Sanitario Nazionale e scegliendo di ritornare al nucleare; il Diritto allo Studio non può essere inteso come il privilegio di pochi.

Ecco perchè difendiamo l’Unità d’Italia.

Crisi aziendali per Gb Group e Traffic Project

1 mar

La crisi non ha sosta: lo si nota dai numeri relativi alla CIGS e alla disoccupazione, recentemente resi noti. Ma i numeri rendono poco l’idea se non si vive direttamente il disagio di perdere il proprio lavoro o di vedersi lo stipendio ridotto.

Lo sanno bene i dipendenti di due aziende della pedemontana: la Traffic Project di Cavaso del Tomba, e la Gb Group di Fonte Alto. Entrambe le aziende si occupano di segnaletica stradale verticale ed orizzontale. Contano complessivamente oltre quaranta dipendenti. Attualmente nessuno di questi lavoratori si reca a lavoro. Tutti i lavoratori infatti sono in cassa integrazione: la Traffic Project per prima ha messo i suoi dipendenti in CIGS per un anno, a partire da ottobre 2010. Stessa sorte per l’azienda di Fonte che a partire dal 31 gennaio ha iniziato a fruire per un anno dello stesso ammortizzatore sociale a seguito di un crollo del fatturato 2010 di oltre il 30% rispetto all’anno precedente. La crisi del settore è grave, e col passar del tempo ha gambizzato queste realtà lavorative piccole ma pur importanti per l’economia della pedemontana e per diverse famiglie che ora sono in grave difficoltà.

La crisi del settore della segnaletica stradale ha ben poco a che fare con la crisi dei mercati finanziari. E’ una crisi che nasce da un momento di seria difficoltà che, da alcuni anni a questa parte, colpisce gli enti locali che sono di fatto gli unici committenti per le aziende come la Gb Group e la Traffic Project.

La riduzione dei trasferimenti statali a Comuni, Provincie e Regioni, l’odioso patto di stabilità cui devono far fronte i Comuni, l’abolizione non compensata dell’ICI sulla prima casa, hanno imposto da qualche anno a questa parte una riduzione della spesa degli enti locali che taglieggiano un po’su tutto: sui servizi sociali, sull’edilizia sociale, ma anche sulla sicurezza stradale.

Alla faccia del federalismo.

 

Enrico Baldin

Fervet: operazione verità

16 nov

Da giorni sui giornali rimbalzano racconti sulle vicende che hanno portato a una profonda crisi la storica Fervet. Sentiamo il dovere di ricostruire i fatti in modo oggettivo, per rispetto di tutti gli operai che hanno perso e stanno perdendo il loro lavoro.

Fervet accende mutui con le banche per acquistare il materiale per la realizzazione di 901 carrozze della commessa “Intercity PR 140” stipulata con Trenitalia che, immotivatamente, a novembre 2008 decide di fermare la commessa a 450 carrozze. Fervet si ritrova indebitata, coi magazzini pieni, e senza possibilità di riscuotere i crediti pattuiti con Trenitalia a cui fa causa. Gli operai entrano in cassa integrazione.

Ma non tutto sembra perduto: a dicembre 2009 infatti Fervet vince un appalto, ancora con Trenitalia, per la realizzazione di 350 carrozze doppio piano “Vivalto”, commessa da 50 milioni di euro. Fervet indebitata però non riesce a iniziare il lavoro perché nessuna banca le dà il denaro per acquistare il materiale per assolvere alla commessa che l’avrebbe risollevata.

Da parte nostra abbiamo fatto due interrogazioni in Consiglio Regionale e abbiamo fatto approvare in Consiglio Provinciale all’unanimità una mozione che impegnava Veneto Sviluppo (la finanziaria veneta partecipata dalla Regione e da 11 istituti di credito) a fornire il prestito necessario a Fervet per partire col lavoro. Ci sembrava una proposta ragionevole visto che la regione Sardegna ha prestato 6 milioni ad una concorrente di Fervet che versava nella stessa situazione. A giugno però la Giunta Regionale ci risponde che Veneto Sviluppo non fornirà alcun prestito a Fervet perché ritiene che quella commessa avrebbe indebitato ulteriormente Fervet. Bugia pazzesca, come se un’azienda andasse a prendere un appalto in perdita.

In questi giorni, coi 200 lavoratori che da marzo finiranno la cassa integrazione e passeranno in mobilità, e con 100 anni di storia castellana in liquidazione, ci siamo arrabbiati perché un signore che fa il parlamentare e il sindaco ha preso per i fondelli i lavoratori fingendo di fare il possibile per dare loro una mano.

Noi diciamo con forza che la Fervet poteva essere salvata, e che se è giunta a questo punto dei colpevoli ci sono, e li vogliamo elencare:

L’area industriale di Borgo Padova è a ridosso del centro storico e con questa scusa il PAT, varato in fretta e furia dalla giunta Gomierato, rafforza le decisioni del precedente PRG, deve diventare tutta area residenziale. Un po’come dire “Fervet vattene perché qui vogliamo fare palazzine”. Complimenti Gomierato, bell’idea!

Trenitalia non contenta del disastro di Viareggio, dei pendolari malserviti e di una rete ferroviaria veneta per metà vecchia e non elettrificata decide di investire solo nell’alta velocità. Ritirando la commessa a Fervet l’ha fatta stramazzare al suolo e per giunta se ne infischia di un servizio agli utenti: vergogna! E ovviamente su tutto ciò Lega e Pdl non hanno nulla da dire, nessuna critica.

Dussin dopo averci criticato per la soluzione “Veneto Sviluppo”, in questi giorni avrebbe contattato Sistemi Territoriali Spa per acquistare Fervet. Sistemi Territoriali Spa però è detenuta proprio da Veneto Sviluppo per il 99,83% delle sue quote e quindi ci sembra ovvio che non c’è trippa per gatti. Ma l’importante, per il sindaco parlamentare sembra sia andare sui giornali e fingere di essersi impegnato. Caro Dussin, i lavoratori non si prendono in giro!

Il governo ha elargito nella finanziaria 2008 soldi a pioggia per salvare le banche dalla crisi economica. Le banche però di fronte a Fervet si sono voltate dall’altra parte, e il governo non ha fatto nulla per richiamarle all’ordine.

I ministri veneti Sacconi e Zaia non hanno mai avviato una trattativa con Trenitalia, società statale, per fare in modo di far riprendere la commessa dell’Intercity. Piuttosto il governo ha preferito continuare, per mano del premier Berlusconi, a curare gli interessi della Ansaldo Breda, concorrente di Fervet e partecipata Finmeccanica, ben rappresentata nei viaggi del premier in Libia, Francia e Russia. Il pesce grosso mangia il pesce piccolo.

Enrico Baldin

Caso FERVET: l’assessore Donazzan cerchi i colpevoli anche a casa propria

28 ott

Dopo qualche mese dalla fine annunciata della Fervet, l’assessore regionale Elena Donazzan ha ritenuto opportuno spiegare la sua verità

E’ vero, come dice l’assessore, Trenitalia ci ha messo molto del suo dando allaFervet un colpo violento e sfiancante, infatti ritirando a metà la commessa ha esposto per milioni di euro quest’azienda e le altre consorziate decretando così l’inizio di una lunga cassintegrazione per gli operai.

Ma come ben sa l’assessore Donazzan, esiste chi commette il fatto ed esistono i complici.

Il partito della Donazzan è il maggiore di questo governo che l’anno scorso ha dato soldi a pioggia alle banche, le stesse banche che di fronte alla situazione della Fervet si sono voltate dall’altra parte, il tutto senza che Sacconi, Zaia, Donazzan o Dussin si siano stracciati le vesti.

Mentre in Sardegna la Regione erogava un prestito per salvare una concorrente che versava nella stessa identica situazione della Fervet, la nostra Regione se ne stava a guardare disinteressata.

E non da ultimo, a Castelfranco veniva votato il PAT che condanna a morte l’area industriale di Borgo Padova preparando il pasto agli speculatori immobiliari, e respingendo in tal modo ogni possibile acquirente interessato all’azienda. Ci auguriamo che almeno il PAT venga stravolto dalla Giunta Dussin come spiegato nelle nostre osservazioni.

Visto che Donazzan vede solo in Trenitalia la colpevole di 200 posti di lavoro persi, nei prossimi giorni le rinfrescheremo la memoria pubblicando un video denuncia in cui spiegheremo minuziosamente la brutta fine di Fervet e dei suoi operai.

Pomigliano. Giusto dire NO, a forza di ricatti ci stanno derubando

15 giu

La FIOM dice no. Due lettere pesanti come macigni ma una decisione giusta.
Perché la verità è che quello portato avanti da Marchionne non è una proposta ma un vero e proprio ricatto, nei contenuti e persino (ormai non si pretende più nemmeno il pudore) nei toni.
L’abbiamo sentito, nei TG di qualche giorno fa, sibilare “O così o ce ne andiamo all’estero”, liquidando una CGIL lasciata sola da CISL e UIL che avevano già accettato tutto il pacchetto.
Perché è un ricatto e non un accordo?
Perché non propone una strategia di sviluppo, un piano di investimenti ma mira semplicemente a livellare le condizioni di lavoro verso i paesi in cui è così conveniente delocalizzare.
In questi giorni i soliti liberisti dai denti a sciabola e dal volto umano come il senatore PD Ichino, si sforzano di convincerci che il problema è la “modernità” del sistema, che dobbiamo essere appetibili per l’investitore estero (certo…come il Messico per General Motors), che la conflittualità sindacale affossa il paese.
La realtà è che ci stanno mettendo davanti ad una scelta che avrebbe fatto urlare alla nazionalizzazione forzata governi insospettabili di socialismo: o gli italiani si avvicinano di più alle condizioni di lavoro (e di vita) della Polonia, della Romania e simili, o il “brillante” Marchionne con la sua “prestigiosa” azienda che ha succhiato allo Stato negli anni miliardi di euro, vanno direttamente lì. In barba a qualsiasi responsabilità d’impresa e al vero e proprio debito maturato nei nostri confronti. (continua…)

VideoCronaca #1: Ex FRAM. Chi delocalizza si chiama ladro!

5 mar
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